«Noi bimbi plagiati per denunciare abusi»
Il racconto di due donne getta pesanti ombre sulla vicenda dei “pedofili satanisti della Bassa” di 20 anni fa
REGGIO EMILIA. «Ho la certezza di avere inventato tutto. Tutta la storia che ho raccontato a psicologi, assistenti sociali, giudici. Basta, adesso voglio dire che ho inventato tutto. Ci hanno fatto odiare le nostre famiglie naturali». Vent’anni dopo essere stata strappata alla sua famiglia una donna di 30 anni, che vive nel Reggiano ha fatto questa sconvolgente rivelazione. Marta, nome di fantasia, era una dei 16 bambini che vennero tolti alle loro famiglie nell’ambito di una inchiesta su un presunto giro di pedofili satanisti a Finale e Mirandola, nella Bassa modenese.
Il caso è tornato sotto i riflettori nell’ottobre 2017 grazie all’audioserie “Veleno” di Repubblica, con il racconto del bambino “zero”, (che a suo tempo diede avvio alle indagini) che ha messo in dubbio la verità di quanto aveva dichiarato da piccolo.
L’inchiesta di Repubblica ha spinto Marta a farsi avanti ai giornalisti Pablo Trincia e Alessia Rafanelli. Ma non è stata l’unica. Anche Sonia, 29 anni, residente nel Reggiano, ha deciso di far sentire la sua voce. Nel suo caso non c’è nessuna versione da ritrattare, perché non aveva mai ammesso le violenze. «Mi sono sentita sequestrata da assistenti sociali, psicologhe e giudici - ha raccontato ai giornalisti di Repubblica -. Queste persone non devono più avere a che fare con dei bambini. Io chiedo questo. Lo faccio per i bambini di oggi, perché non devono più subire quello che ho subito io».
La vicenda ha molti risvolti reggiani, perché i minori tolti alle famiglie sono finiti nella nostra provincia, in famiglie affidatarie o al Cenacolo Francescano. Successivamente all’interno del Cenacolo è sorta una struttura privata, il Cab, Centro aiuto al bambino, nel quale ha operato la psicologa Valeria Donati, che ha seguito i bambini per conto dell’Ausl fin dall’inizio dell’inchiesta. In seguito i Comuni modenesi, l’Unione Area Nord e l’Ausl hanno affidato al Cab il trattamento delle presunte vittime. Dal 2002 al 2013 il centro ha ricevuto 2,2 milioni di euro per queste consulenze.
Nei giorni scorsi il senatore di Forza Italia Enrico Aimi e il capogruppo azzurro dell’Unione Area Nord azzurro Antonio Platis hanno chiesto al ministero della Giustizia di «inviare gli ispettori per verificare l’operato dei servizi sociali di Mirandola che hanno fornito documenti e prove al Tribunale dei minori di Bologna e al Tribunale di Modena».
Sonia ha un’idea tutta sua sulle terapie alle quali è stata sottoposta. «Violenze psicologiche e basta, queste erano - ha commentato Sonia -. La psicologa parlava un’ora, per 4 anni e mezzo, tutte le settimane, davanti a una bambina che piangeva, e lei impassibile continuava con la sua storia. Qualsiasi cosa io dicessi non aveva importanza». «Ho dei flash in cui appoggiavo la testa sul tavolo», ha rincarato la dose Marta, sempre ai giornalisti di Repubblica, ricordando i colloqui con le psicologhe all’età di 8 anni. «Avrei voluto non sentire più nessuno, perché era tutto un dire “Racconta cosa ti è successo, se racconti vedrai che starai meglio...”. E io non sapevo cosa raccontare, sapevo che non mi era successo niente».
Non c'erano prove, ma solo sospetti, che la notte, nei cimiteri di campagna, avvenissero abusi sessuali collettivi su minori, anche neonati, nel corso di rituali satanici e di sacrifici umani. Tante famiglie sono state sconvolte. La madre di Marta si è suicidata. Una ferita mai rimarginata, una vicenda che lascia molti dubbi e sulla quale ora in tanti chiedono si fatta luce, anche riaprendo i processi. —
J. D. P. . BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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