Schianto, morì incinta a 25 anni guidava il fidanzato: è a giudizio
Il compagno è accusato dal pm di omicidio stradale e procurato aborto colposo I genitori e i due fratelli della ragazza deceduta intendono costituirsi parte civile
CADELBOSCO SOPRA
Definitivamente chiusa la fase investigativa da parte della Procura, ora è in arrivo l’udienza preliminare davanti al gup Luca Ramponi per la tragica vicenda che il 14 aprile 2017 ha travolto due famiglie. Stiamo alludendo all’incidente stradale in cui è morta Federica Ravì Monica, 25 anni, al settimo mese di gravidanza.
UNA TERRIBILE CARAMBOLA
La giovane viaggiava sulla Punto Abarth guidata dal fidanzato Luigi Lerose. Nonostante il lungo rettilineo, il conducente aveva perso il controllo del mezzo sulla Statale 63 a Cadelbosco Sotto: la macchina si era prima schiantata contro un albero, poi era “rimbalzata”, il motore si era staccato dal cofano e un incendio era scoppiato nella parte anteriore. Nessuno aveva assistito allo schianto. All’arrivo dei soccorritori, per Federica e per il feto non c’era più nulla da fare. In gravissime condizioni il fidanzato, che riuscirà a salvarsi grazie al veloce ricovero all’ospedale Maggiore di Parma.
A PROCESSO PER DUE ACCUSE
Ora Lerose affronterà l’udienza preliminare sotto il peso di due accuse: omicidio stradale e procurato aborto colposo. È assistito dall’avvocato Piero Fornaciari. Tutelati dal legale Nunziata Priola, intendono costituirsi parte civile i genitori (Nino e Laura)e i due fratelli (Marco e Melania) di Federica. Un caso umanamente straziante che s’interseca con gli inevitabili sviluppi giudiziari, al momento di carattere penalistico, ma che potrebbero poi approdare anche in sede civile per il risarcimento danni.
Agli atti processuali l’incidente probatorio disposto dal pm Stefania Pigozzi, che sarà sostituita in aula da un collega, in quanto ora non più in organico a Reggio Emilia (è giudice di Corte d’appello a Milano).
Un “passaggio” giudiziario con valore di prova a processo che la Procura ha affidato al perito bolognese Silvano Simoncini, per ricostruire la dinamica dell’incidente e le condizioni della macchina. Perizia da cui sarebbe emerso che l’alta velocità ha inciso sullo schianto: secondo Simoncini, la Punto Abarth viaggiava a 120 chilometri orari, in una strada di campagna dove il limite è di 70 chilometri orari.
DUE VITE SPEZZATE
Federica, di origini messinesi, conviveva con Luigi a Villa Seta di Cadelbosco. Il pomeriggio della tragedia i due, appena partiti in auto da casa, erano diretti alla pizzeria “La Mela”, gestita dal padre Nino a San Bartolomeo, dove la ragazza dava una mano ai famigliari. La giovane era alla fine del settimo mese di gravidanza e avrebbe dovuto partorire un maschietto, come amava ripetere su Facebook disseminando foto del pancione e post di trepidante attesa. Ma il destino era maledettamente in agguato. —
T.S.
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