Gazzetta di Reggio

Reggio

Compiti, Troppi e nozionistici

F.F.

Le riflessioni della nonna di un bimbo di 11 anni

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Egregio Direttore,

spero con questa mia lettera di aprire un dibattito fra i suoi lettori su di un tema che allarma molto. Sono la nonna di un bimbo di 11 anni che frequenta la prima media e che deve passare l'intero pomeriggio a fare i compiti che sono troppi e non mirano a sviluppare il ragionamento, la riflessione, il pensiero libero e creativo ma piuttosto a studiare secondo un metodo nozionistico ad esempio imparando a memoria delle formule espresse con un linguaggio astratto.

Domenica dopo pranzo mio nipote è rincasato con i genitori per preparare cinque materie, cinque per il lunedì, ciascuna delle quali prevedeva un bel numero di esercizi o di pagine da studiare. Quando mio figlio andava a scuola (anni ’70 e ’80) l'imperativo degli insegnanti era motivare gli alunni, interessarli, sviluppare in loro la curiosità e il raziocinio, spingerli ad amare la scuola, o almeno ad accettarla di buon grado. Da mia nuora ho appreso che i genitori devono passare diverse ore il pomeriggio per aiutare i figli e, se anche la madre lavora, i bambini finiscono i compiti dopo cena; che molti alunni devono rinunciare allo sport pomeridiano in palestra; che i genitori sono molto restii a parlare del caso con i professori perché o temono ritorsioni o di apparire iperprotettivi (chi l'ha fatto si è sentito rispondere: devono abituarsi).

Mi sono informata prima di scriverle. Questo non accade solo a mio nipote e mi chiedo: gli insegnanti hanno dimenticato che gli alunni vanno motivati ad apprendere, che per la loro salute psicofisica hanno bisogno di socializzare, di giocare con gli amici, di svagarsi? E che il ruolo dei genitori non è quello di fare i compiti ma di controllare se hanno fatto i compiti?

Sono rimasta stupita di fronte ai casi di violenza che si sono verificati nelle scuole superiori. Ora mi è sorto un dubbio: certo dietro quei brutti episodi c'è più di un motivo ma forse, in un'età in cui ci si sente forti ed autonomi, alcuni ragazzi non hanno saputo resistere all'impulso di sfogare la loro “rabbia” verso la scuola.

Augurandomi che molte voci rispondano al mio appello, la ringrazio vivamente. —

F.F.

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