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Contro gli sprechi alimentari nelle scuole sbarcano a Reggio Emilia l'app Nubi e il Food Shuttle

Contro gli sprechi alimentari nelle scuole sbarcano a Reggio Emilia l'app Nubi e il Food Shuttle

Un'applicazione per smartphone consentirà ai genitori di sapere cosa hanno mangiato i propri figli. La "navicella" alimentare invece  è pensata per far scoprire il valore degli alimenti e del territorio

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REGGIO EMILIA. A scuola per comprendere il valore del cibo e combattere gli sprechi alimentari. Sono gli obiettivi alla base del percorso, intrapreso dal Comune di Reggio Emilia con il servizio Officina Educativa in diverse scuole della città, presentato dal sindaco Luca Vecchi e dall’assessore a Educazione e Conoscenza Raffaella Curioni agli alunni e alle famiglie della scuola primaria Leopardi di via Kennedy.

Un percorso che, in questi anni, si è articolato nella presentazione dei diversi progetti rivolti in particolare ai bambini delle scuole primarie,  per promuovere una riflessione individuale e collettiva sui diversi aspetti dell’alimentazione, per educare a stili di vita sani e a un’etica dei consumi.

Tre le esperienze presentate: il progetto di recupero del cibo in eccedenza delle mense scolastiche in collaborazione con le parrocchie Gesù Buon Pastore e Regina Pacis; una app per imparare a cucinare in modo sano, realizzata dall’Università degli studi di Parma; l'esperienza del Food Shuttle, progettato con Cir Food in collaborazione con Fondazione Reggio Children e l’architetto Francesco Bombardi, per educare al cibo giocando.

Davanti ai bambini e alle famiglie, i protagonisti di questi progetti hanno raccontato il percorso intrapreso fino ad oggi e risposto alle domande dei ragazzi. Al termine dell’incontro, sono stati consegnati i diplomi agli studenti che hanno frequentato i corsi Ifoa “Its Tech&Food_nuovi saperi per l'Agroalimentare”, per Tecnico Superiore per le tecnologie di progettazione e produzione alimentare, a Parma, e per Tecnico Superiore per le tecnologie di commercializzazione e valorizzazione dei prodotti alimentari, a Reggio Emilia.

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“Il valore del cibo, e a maggior ragione del cibo sano e di un corretto stile di vita, è parte integrante del lavoro che Reggio Emilia sta svolgendo da anni nelle sue scuole e nei nidi – ha detto il sindaco Luca Vecchi - La cultura consumistica e dell'usa e getta, dalla quale la nostra generazione proviene, ci ha lasciato una consapevolezza in più: che è necessario cercare di sprecare meno risorse possibili, e fra queste il cibo, e che è proprio partendo dai primi anni della propria vita che si possono assumere buone pratiche che aiuteranno a prevenire malattie e scompensi in età adulta. Per questo le scuole di Reggio hanno iniziato a lavorare da tempo su questo fronte e continueranno sempre di più”.

“La Ristorazione scolastica a Reggio Emilia è a tutti gli effetti parte del progetto educativo, un progetto che nasce da lontano: dalla tradizione delle cucine delle Scuole d'infanzia, luoghi centrali nella vita a scuola, di scoperta, apprendimento e ricerca – ha detto l'assessore Raffaella Curioni– Siamo partiti proprio da questa storia per portare questa qualità e questa attenzione anche nelle Scuole primarie, costruendo numerosi progetti attorno al valore del cibo".

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CONTRASTO AGLI SPRECHI –A partire dall’anno scolastico 2016-2017, l’Amministrazione comunale ha promosso e sostenuto nelle scuole a tempo pieno, in collaborazione con Cirfood e le parrocchie del Buon Pastore e Regina Pacis, la nascita di una rete di raccolta e distribuzione dei pasti in eccedenza a persone in difficoltà. Un progetto importante sia in termini di sensibilizzazione ma soprattutto di recupero, poiché quello dello spreco del cibo è un fenomeno da sempre attuale nei processi di produzione di pasti su larga scala: nella sola Reggio Emilia, nelle 17 scuole a tempo pieno, vengono distribuiti oltre 3mila pasti per 5 giorni a settimana.

Seppure preparato con grande attenzione e rigore rispetto alle grammature previste dal Servizio sanitario per ciascuna fascia d'età, soprattutto per quegli alimenti rientranti nella dieta bilanciata dei bambini, ma appartenenti alla gamma di gusti da scoprire e da apprezzare nel tempo – come ad esempio il pesce, le verdure, i cereali - esiste una certa quantità di pietanze preparate ma non distribuite nei piatti dei bambini per non sprecarle e destinarle ad un riutilizzo solidale.

In alcune scuole pilota, già dall'anno scolastico 2016-2017, i bambini vengono educati al tema della vita delle pietanze non consumate a scuola: da un lato sono state individuate alcune strategie per un consumo sempre più ampio di tutte le proposte del menù, dall'altro si è individuato nel filone della solidarietà sociale una possibile destinazione del cibo in eccedenza delle mense scolastiche. Da un'analisi effettuata con i bimbi, è stata dunque stilata una classifica di ciò che rimaneva nei vassoi più frequentemente: al primo posto le verdure, in particolare quelle cotte, poi il pesce, infine i brodi, in particolare i passati di verdura e le minestre con i cereali.

Da questa osservazione rigorosa dei bambini è nata l'idea di pensare ad un progetto per una nuova vita di questi cibi. Con la disponibilità di Cirfood, Ausl e del Terzo settore, in pochi mesi si è arrivati a un Protocollo, garantito e certificato anche dal punto di vista sanitario, di ridistribuzione dei pasti avanzati ad una rete di famiglie in difficoltà, individuate dapprima dalle Caritas parrocchiali dell'Unità Pastorale Santa Maria Maddalena (parrocchie di San Pellegrino e Buon Pastore) e, da pochi giorni, anche dell'Unità Pastorale Santa Maria degli Angeli (parrocchie di Regina Pacis, Sacra Famiglia di Roncina, San Pantaleone a Codemondo, San Bartolomeo e Spirito Santo).

Nel progetto, che ad oggi coinvolge 11 scuole a tempo pieno, intervengono, oltre ad alcuni operatori di Cirfood per il confezionamento dei pasti, unarete di oltre 20 volontariper la raccolta, (in media 4 giorni la settimana), il trasporto e la distribuzione alle famiglie.

Nello scorso anno scolastico (il progetto era attivo solo presso l'Unità Pastorale Santa Maria Maddalena e coinvolgeva 6 scuole) 35 famiglie in media a settimanahanno usufruito di almeno un pasto composto con il cibo proveniente dalle sale da pranzo scolastiche

Il progetto di recupero degli alimenti in avanzo rende centrali nei percorsi educativi questioni etiche quali il diritto all’alimentazione e lo spreco alimentare, cercando insieme ai bambini e ai ragazzi strategie e pratiche anti-spreco per dare una destinazione migliore alle eccedenze alimentari. Un’azione che rafforza ulteriormente l’azione di sensibilizzazione verso i bambini e le famiglie al fine di promuovere comportamenti ed acquisti misurati e sostenibili, peraltro già promossi da Officina Educativa.

L’APP NUBI- Un nuovo strumento per conoscere e partecipare: la app Nubi – presentata questa mattina in anteprima, eideata e sviluppata grazie alla sinergia tra l’Artificial Intelligence Laboratory dell'Università degli Studi di Parma e Madegus srl – ha l’obiettivo di accompagnare i genitori nella gestione dell'alimentazione dei propri bambini. L'applicazione, pensata per completare il servizio offerto dalla ristorazione scolastica e disponibile in tre lingue (italiano, inglese e cinese), è rivolta a tutti i genitori dei bambini che frequentano nidi, scuole dell'infanzia e scuole primarie del Comune di Reggio Emilia, e sarà disponibile tra pochissimi giorni per tutti gli smartphone. L’app permette, in maniera semplice e chiara anche per i meno avvezzi alle tecnologia digitali, di scaricare e visionare il menù settimanale e stagionale dei propri figli e ricevere i consigli per la cena, seguendo le linee guida per un’alimentazione sana e adeguata all’età. Fondamentale sui temi che hanno a che fare con l’educazione alimentare è infatti il coinvolgimento dei genitori. Chi ha figli che pranzano alla mensa della scuola sa infatti che l’alimentazione è una questione che merita la massima considerazione, al pari degli altri insegnamenti pedagogici ed educativi. Mangiare bene, in maniera sana, è inoltre un modo per dare valore al cibo che va oltre il solo aspetto nutritivo. Perché cibo è anche occasione di incontro e relazione, di condivisione, approfondimento e apprendimento.

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FOOD SHUTTLE - Il laboratorio sperimentale Food Shuttle, ideato e realizzato da Cirfood, in collaborazione con l’architettoFrancesco Bombardie la Fondazione Reggio Children, è una innovativa piattaforma multisensoriale dedicata a favorire una maggiore consapevolezza del valore del cibo negli studenti delle scuole primarie e delle secondarie di primo grado. Food Shuttle è un laboratorio edu-tech pensato per far scoprire il valore degli alimenti e del territorio, l’origine dei prodotti, la biodiversità, la lotta agli sprechi e l’educazione al gusto, ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Dopo una fase di sperimentazione condotta in tre scuole reggiane, le scuole primarie Balletti, King e Leopardi, con il supporto di Officina educativa, a partire dal corrente anno scolastico, il laboratorio ha iniziato un tour nelle scuole cittadine per trasmettere il valore del cibo con un approccio innovativo.

Food Shuttle è incentrato sui linguaggi del cibo, con una forte attenzione all’osservazione e ai processi di trasformazione e ricomposizione degli alimenti. Gli studenti attraverso l’esplorazione attiva e con l’utilizzo di tecnologie immersive che amplificano i cinque sensi, possono conoscere meglio quello che mangiano ogni giorno.

Il progetto prevede l’uso di strumenti quali visori di realtà virtuale, stampanti laser e 3D, microscopi digitali, distillatori, estrattori, diffusori di essenze, termoformatrici e macchine sottovuoto. Food Shuttle è pensato per coinvolgere, oltre agli studenti, anche gli insegnanti e le famiglie che in questo progetto ricoprono un ruolo centrale e attivo nell’accompagnare i ragazzi nel percorso di apprendimento sull’importanza dell’alimentazione. L’esperienza Food Shuttle infatti non si conclude con la giornata di laboratorio, ma prosegue grazie a materiali didattici predisposti per l’uso in classe e a casa.




 

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