Cadelbosco Sopra: dimessa dall’ospedale, dopo due giorni viene trovata morta in casa a 43 anni
La 43enne viveva sola. Gli amici e il vicino di casa raccontano: «Era tornata dall’ospedale, ma non stava bene»
CADELBOSCO SOPRA. Da molte ore era impossibile mettersi in contatto con lei. E da altrettante, dal suo appartamento, non giungevano rumori. Motivo per preoccuparsi, dopo che soltanto venerdì sera era stata al pronto soccorso perché non stava bene e, quando era rientrata, appariva affaticata e sofferente. L’hanno trovata morta ieri mattina, dopo che per riuscire a entrare nell’alloggio era stato necessario chiedere l’intervento dei vigili del fuoco.
Siamo a Zurco di Cadelbosco, in via Viazza 3. Linda Osamudden, nigeriana di 43 anni, era morta probabilmente già da molte ore quando ieri mattina verso le 11 è stata trovata riversa a terra, nella sua stanza da letto.
L’allarme per lei lo hanno lanciato il vicino di casa, Cesare Catellani, e un collega di lavoro, connazionale. Da una parte, il primo non sentiva alcun rumore sopraggiungere dal suo appartamento; dall’altra, l’amico aveva raccolto le chiamate preoccupate della sorella, che vive in Nigeria e che per tutta la giornata di domenica non era riuscita a mettersi in contatto con lei. «Così, abbiamo chiamato il padrone di casa, ma neanche con lui siamo riusciti ad aprire, perché Linda aveva chiuso e la chiave era nella toppa», spiega Catellani.
Così in via Viazza sono arrivati i vigili del fuoco con l’ambulanza e l’automedica. Una volta in casa, hanno fatto la tragica scoperta: Linda era morta. Sul posto sono stati fatti arrivare i carabinieri di Cadelbosco Sopra, intervenuti con il maresciallo Pietro Castrich, per tutti gli accertamenti del caso.
Non sembrano esserci dubbi sul fatto che non si tratti di morte violenta, ma di un malore improvviso che ha sorpreso la donna mentre si trovava a casa da sola.
La salma è stata trasferita all’obitorio di Coviolo di Reggio Emilia, in attesa di eventuali disposizioni da parte del magistrato di turno.
Il magistrato dovrà valutare anche quanto dichiarato agli stessi militari dal vicino e dagli amici. «Venerdì sera era stata al pronto soccorso – spiega Catellani –. Quando era tornata, si vedeva che non stava bene. Faceva fatica a respirare, tanto che le avevo portato io, fin su in casa, una sportina con alcune cose che aveva con sé. Lei si è dovuta fermare due volte, facendo le scale, per arrivare fin su. Sul referto dell’ospedale che mi ha mostrato si parlava di un dolore cervicale».
Anche l’amico connazionale conferma di averla vista sabato. Era a letto e non stava affatto bene: «Ho chiesto se voleva che chiamassi un’ambulanza, ma mi ha detto di no». Poi, da domenica, il silenzio.
Linda Osamuden era da molti anni in Italia. Prima a Padova, dove lavorava per una ditta che, con il suo trasferimento nel Reggiano, aveva indotto gli stessi lavoratori, lei compresa, a traslocare qui.
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