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Ferrarini, il sindacato: «A Parma scarseggiano le materie prime»

Flai-Cgil lancia l’allerta sul lavoro che non tocca però Reggio «La mancanza di risorse rischia di svuotare gli impianti»

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REGGIO EMILIA

Preoccupazione per la situazione economica del gruppo alimentare Ferrarini, da parte della Flai-Cgil di Parma che evidenzia come «la mancanza di materia prima fresca e la mancanza di risorse economiche stiano portando allo svuotamento degli impianti con un preoccupante calo di lavoro che, senza interventi immediati, porterebbe a mettere in discussione fin dai primi mesi del nuovo anno l'utilizzo del contratto di solidarietà, ad oggi unico ammortizzatore sociale concesso». I problemi di approvvigionamento non riguarderebbero però gli stabilimenti della provincia di Reggio.

L’INCONTRO

I timori, spiega una nota del sindacato, sono emersi anche al tavolo istituzionale - tenuto lo scorso giovedì nella sede dell'Unione Montana Appennino Parma Est - presieduto dai sindaci dei territori coinvolti dalla crisi che ha colpito l'azienda emiliana cui hanno preso parte le segreterie provinciali della Flai-Cgil di Parma e Reggio Emilia insieme al segretario generale della Flai-Cgil Emilia-Romagna, Umberto Franciosi e al segretario nazionale della Flai-Cgil, Marco Bermani. I partecipanti al tavolo hanno concordato di produrre un documento comune per chiedere ai parlamentari del territorio un interessamento concreto alla vertenza e ribadire l'importanza delle prossime riunioni al Mise coinvolgendo le istituzioni locali. Le segreterie nazionali di categoria alla luce di quanto dichiarato nell'ultimo incontro al Mise dal Gruppo Ferrarini «che s’impegnava alla presentazione del piano industriale utile alla definizione del piano concordatario entro il mese di novembre, hanno richiesto un incontro urgente, sollecitando ulteriormente la presentazione del piano».

ATTESA PER IL PIANO

Il coinvolgimento dei sindaci dei territori sui quali opera il gruppo Ferrarini-Vismara tramite i suoi stabilimenti, era stato caldeggiato proprio dai sindacati. A fine ottobre avevano tirato direttamente in ballo la politica locale per creare una «responsabilità sociale» legata anche ai luoghi dove hanno sede gli stabilimenti. Quindi un coinvolgimento generalizzato dei sindaci dei territori, dei soggetti della filiera e dei cittadini, con delle azioni pubbliche con cui il sindacato e i lavoratori esprimono chiaramente le loro richieste di salvaguardia occupazionale, di prodotto e di territorio.

Come emerse dall'ultimo incontro del ministero dello sviluppo economico del 24 ottobre scorso, l’azienda dovrebbe presentare un nuovo piano industriale di salvataggio entro il 23 dicembre. Termine che, nelle dichiarazioni rilasciate dalla presidente Lisa Ferrarini, poteva essere anticipato a metà novembre. Intanto i lavoratori hanno ricevuto lo stipendio a singhiozzo da maggio scorso. In ballo c’è il destino dei tre stabilimenti del gruppo, quello brianzolo della Vismara e i due in provincia di Reggio Emilia e Parma. —

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