Gazzetta di Reggio

Reggio

l’inchiesta di udine 

Trafficavano in cuccioli di cane Perquisizioni a Reggio Emilia

Ambra Prati
Trafficavano in cuccioli di cane Perquisizioni a Reggio Emilia

Emesse in tutto 8 ordinanze cautelari e sequestrati 150 animali in 6 mesi  Era indagato anche un 72enne reggiano, morto prima della notifica dell’atto  

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Traffico di cuccioli di cani di razza dall’Est Europa: c’era anche un reggiano tra gli otto destinatari delle misure cautelari ottenute dal pm Andrea Gondolo di Udine, a conclusione di un’inchiesta condotta dalla polizia stradale di Amaro (Udine) e durata un anno. Le prove raccolte hanno fatto ipotizzare il reato di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione nel territorio dello Stato, trasporto e cessione di animali da compagnia e il reato di maltrattamenti di animali. Le misure cautelari nei confronti di sei italiani e due stranieri (una donna polacca e un uomo slovacco) consistono nell’obbligo di firma e nel divieto di espatrio per tutti gli otto coinvolti. Tra i destinatari della misura anche un 72enne residente nel Reggiano, ex titolare di un allevamento già finito nei guai nel 2012 per un trasporto clandestino di cuccioli; ma il 72enne è deceduto pochi giorni prima della notifica dell’atto. Nella nostra provincia sono state eseguite anche perquisizioni per raccogliere documentazione.



L’indagine è partita nel dicembre 2017, a seguito di un controllo effettuato dalla polizia stradale che aveva sequestrato 65 cuccioli intercettati nel bagaglio di un’auto lungo la A23 ad Amaro. Solo la punta di un iceberg: grazie ai pedinamenti, alle apparecchiature satellitari e alle intercettazioni telefoniche, si è potuto fin da subito ipotizzare l’esistenza di un vasto traffico illecito internazionale di cuccioli che gli inquirenti hanno pazientemente ricostruito, nelle sue diramazioni dall’Est verso diverse regioni italiane. L’associazione, che operava nelle province di Reggio Emilia, Bergamo e Como, importava gli animali dall’Ungheria, dalla Polonia e dalla Slovacchia, utilizzando i due stranieri compiacenti e attraversando i valichi di confine. Il trasporto avveniva in condizioni di sovrannumero, in gabbie sottodimensionate (scatole di cartone o ceste di materiale plastico, solitamente utilizzato per il trasporto di pulcini) poste all’interno del bagagliaio, senza aria né acqua. Ovviamente i cuccioli non erano vaccinati, non avevano alcuna documentazione sanitaria né il microchip di identificazione che potesse ricondurre al “passaporto canino”: per questo motivo, una volta acquistati da ignari padroni, i cagnolini spesso morivano. Una volta in Italia la “banda” provvedeva, grazie all’aiuto di un veterinario della provincia di Milano e a due allevamenti della provincia di Bergamo, a simulare la nascita dei cuccioli nelle proprie strutture, inserendo il microchip e la documentazione necessaria. I cagnolini venivano poi venduti sia tramite i negozi o allevamenti sia online, su siti internet.



Il materiale probatorio nelle mani degli inquirenti ha consentito di ricostruire gli spostamenti di ben 150 cuccioli in appena sei mesi, ma da chissà quanto il traffico illecito andava avanti. Il guadagno era notevole: comprati a 50-100 euro, i cagnolini - tutti di razza, dal bulldog francese ai maltesi - venivano venduti a 700-800 euro. Le perquisizioni - condotte in abitazioni private, allevamenti, negozi di animali e cliniche veterinarie nelle province di Milano, Bergamo, Como e Reggio Emilia - hanno portato al sequestro di altri sei cagnolini, di documentazione cartacea, computer e cellulari. I cuccioli “salvati” ora si trovano cliniche veterinarie, per il recupero fisico; alcuni dei piccoli in buona salute sono già stati adottati. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google