Busta piena di escrementi all’avvocato Di Legami
Il legale palermitano è amministratore giudiziario in vari procedimenti di criminalità organizzata tra cui il processo Aemilia
palermo
Una busta piena di escrementi è stata recapitata nello studio palermitano dell’avvocato Rosario Di Legami, amministratore giudiziario in vari procedimenti di criminalità organizzata in Sicilia e in Calabria, e anche di beni confiscati alla ’ndrangheta nell’ambito del maxi processo Aemilia che si è celebrato tra Reggio e Bologna.
La notizia è stata diffusa ieri sera dal sito di Repubblica Palermo, e rilanciata dall’Ansa. L’anonimo mittente ha voluto scrivere la via da cui la busta sarebbe partita: via Scorsone. «Che – scrive Repubblica – a Corleone è la strada dove abita la famiglia del defunto boss mafioso Totò Riina, e che da qualche giorno è stata cambiata in via Cesare Terranova, in ricordo del magistrato ucciso dalla mafia nel 1979».
«Ci sono approfondimenti investigativi in corso per capire da dove venga la busta – ha spiegato Rosario Di Legami, raggiunto al telefono dall’Ansa – perché ci sono più fronti “caldi”. Non posso negare, sarei ipocrita se lo facessi, che una certa dose di preoccupazione c’è. Ma questo non mi impedirà di continuare a fare il mio dovere, né più né meno. Se poi fare il proprio rappresenta un’anomalia per qualcuno, ne prendo atto».
Nel gennaio del 2017 Di Legami, già noto in campo nazionale per gli importanti sequestri antimafia seguiti nel tempo in territori difficili, era stato interpellato nell’aula bunker del processo Aemilia. Nella lunga testimonianza, il legale aveva parlato di mutui bancari a dir poco ingenti e in gran parte non onorati da chi era al timone di società edili, per non parlare delle costruzioni realizzate, «solo scheletri, tra muri grezzi e rifiniture inesistenti».
Parlando di finanziamenti bancari da svariati milioni di euro di cui solo una minima parte sarebbe stata investita per costruire villette ed appartamenti, Di Legami aveva citato anche l’intervento urbanistico a Reggiolo (la “Corte Bolognesa” in via Aurelia) e quello a Sorbolo (Parma).
«Sento diffusa vicinanza da parte delle forze dell’ordine, delle procure e dei giornalisti – ha detto ieri in chiusura di telefonata all’Ansa – e questo fa bene, incoraggia ad andare avanti. Anche se il retrogusto di preoccupazione resta». —
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