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Città delle persone e città delle boutique Il gran finale di Palazzo del Monte

GIANFRANCO TIRELLI
Città delle persone e città delle boutique Il gran finale di Palazzo del Monte

«Patrimonio storico coniugato alle cose frivole e alla moda Via Emilia da San Pietro a Santo Stefano è punto vendita»

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la lettera

Pubblichiamo la lettera che un lettore dedica a Palazzo del Monte di Reggio Emilia.



GIANFRANCO TIRELLI

Sono andato in centro e, arrivato in piazza del Monte, ho visto nel Palazzo stesso l’ennesima boutique e l’intervento connesso per adeguare lo storico edificio ad un punto vendita di abbigliamento.

restauri coperti

Grandi pannelli bianchi coprono le pareti e nascondono il lavoro di restauro effettuato a suo tempo con amore e cura da Afra e Tobia Scarpa, lavoro che ha teso a valorizzare l’immobile rispettandone la storia, mettendo a nudo parti di muratura antica. Gli architetti ricoprirono le pareti con lo stucco veneziano applicato a mano, gli uffici furono curati al punto da diventare luoghi piacevoli da vedere e da viverci: tutto questo, insieme alla storia che lega il Palazzo alle vicende cittadine, è stato nascosto, ma qualche solone dirà che è roba vecchia, non adatta ai tempi moderni.

Sono le stesse motivazioni usate per demolire una chiesa settecentesca per costruire la sede della Banca d’Italia, proseguendo poi con la distruzione dell’isolato San Rocco del Seicento per costruire il nuovo palazzo più funzionale. La storia è proseguita nel tempo fino a rifare la piazza dei due teatri con un risultato che, unito alle nuove fontane, distrugge ogni e qualsiasi riferimento alla nostra storia ed ai nostri costumi, uniformando il tutto al più grigio anonimato.

Sembra che le persone vengano colpite da una smania di demolizione delle cose storiche e/o antiche, in nome di un modernismo di dubbio gusto e quando non possono demolire, tendono a trasformare le attività coniugandole alle cose frivole, passeggere.

Ricordo l’importanza storica del Monte e dei Monti nati nel Quattrocento ad opera dei francescani per contrapporsi allo strangolamento della povera gente da parte degli usurai.

FUNZIONE ORIGINARIA

Il Monte aveva la caratteristica di accettare in pegno dei beni e di corrispondere un equo importo legato al valore di quanto consegnato; per molta gente e per seicento anni questa è stata la soluzione utile a superare situazioni economiche difficili. Alla fine della guerra, negli anni dal 1946 in avanti, la gente portava al Monte di tutto: gli oggetti preziosi, le lenzuola, le coperte e qualsiasi cosa avesse un valore, tutto questo insieme alla Mensa del Vescovo hanno permesso alla gente di sopravvivere e di sperare in un futuro migliore.

Nella piazza si affacciano già molte vetrine sempre di abbigliamento, l’unico baluardo che resiste da cinquecento anni è lo storico Hotel Posta, rimasto sempre albergo nel tempo, speriamo che la signora Maria Carla Terrachini e la sua famiglia non pensino mai di dismettere l’attività, perché un altro negozio di abbigliamento sarebbe veramente troppo.

Tutta la via Emilia da San Pietro a Santo Stefano è un punto vendita di abbigliamento, tanto che Reggio non è “la città delle persone” bensì la “città delle boutique”.

CULTURA E STORIA MARGINALI

La cultura, la storia, le tradizioni sono cose marginali e di scarsa rilevanza, meglio un negozio di abbigliamento o di scarpe che “fanno tanto moda”. Vengono i brividi a pensare alla destinazione data ai Chiostri di San Pietro, alla Reggia di Rivalta, luoghi dotati di grandi spazi utili a parcheggiare auto e quindi appetibili per creare l’ennesimo grande negozio di abbigliamento, alla faccia dei benedettini, del duca, della storia, delle tradizioni, della cultura che non è solo una parola, ma la ricchezza in costante divenire dell’essere uomini, è ciò che siamo e ciò che saremo in quanto la città, la provincia, la regione, la nazione sono tutte parte del mondo e solo la cultura, la conoscenza, la capacità di discernere, la creatività, lo studio, la ricerca, l’integrazione critica con il pensiero globale, potranno consentirci di avere un posto nel mondo, mancando questo vedremo emigrare i nostri cervelli migliori, candidandoci ad un ruolo subalterno di commessi di negozi di proprietà di altri. —

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