Costa adesso scende in campo «Zingaretti per rilanciare il Pd»
Il segretario reggiano rompe gli indugi a sostegno del governatore del Lazio «È l’uomo giusto per sconfiggere quegli scellerati di Lega e M5s che governano»
Nella giornata in cui ha lanciato la sua candidatura alla segreteria nazionale, dal palco romano allestito allo scalo San Lorenzo, il governatore del Lazione, Nicola Zingaretti, ha voluto che a prendere la parola dopo Gentiloni e prima di lui fosse il “sindaco del terremoto” e segretario provinciale del Pd reggiano, Andrea Costa: un amministratore locale a sostegno di un altro amministratore che ora ambisce a un ruolo politico di primo piano, quello di guida dei democratici che sono stati “terremotati” dal voto del 4 marzo.
Sul palco di Roma davanti a cinquemila persone per annunciare il suo sostegno a Zingaretti: perché proprio per lui?
«Giustizia sociale, relazioni e cittadinanza: sono le tre parole di Nicola che mi hanno convinto. Garantire crescita e, finalmente, una redistribuzione della ricchezza: questa è giustizia sociale, lotta alle disuguaglianze ed estensione di diritti a chi ne è escluso. Agire relazioni sociali significa porsi in dialogo e confronto, senza arroganza, con la forza delle proprie idee ma pronti a migliorarle ascoltando le ragioni altrui, ricostruire insomma connessioni ed evitare di fare ciò che stanno facendo gli scellerati che ci governano: agitare il tutti contro tutti, vedere nemici ovunque. Infine, la parola cittadinanza rimanda a due significati. Il primo: costruire un nuovo patto su cui tenere unite le nostre comunità, giovani che si sentono depredati del futuro e anziani che hanno paura di perdere ciò che hanno conquistato, donne e uomini. Ma anche aprire la nostra comunità politica a chi porta sensibilità differenti e farlo sentire a suo agio, dargli appunto cittadinanza».
Perché non Minniti?
«Un amico, una persona che c’è sempre stata quando l’ho chiamata e si è prestata al confronto con i nostri sindaci quando avevo bisogno che recepisse istanze di questo territorio. Proprio perché è un amico, di cui conosco pregi e difetti, posso dire che non lo ritengo il profilo adatto in questo momento a fare il segretario Pd. Abbiamo bisogno di una figura che non abbia avuto ruoli nazionali nel recente passato e che possa ricostruire le relazioni sociali di cui dicevo. Minniti resta un grande patrimonio del Pd sul piano istituzionale».
Cosa serve al Pd per recuperare consenso? Anche in vista delle amministrative?
«Chiarezza degli obiettivi, che appunto sono prima di tutto la lotta alle disuguaglianze e la costruzione di un nuovo patto di cittadinanza, e poi un profilo netto sui principi e i valori: si deve percepire chiaramente chi vogliamo rappresentare e quale idea di società abbiamo in mente. Penso ad una Italia in cui un 20enne non sia costretto a parcheggiarsi tra un master e un corso perché nessuno ha qualcosa da offrirgli, non penso nemmeno a un Paese in cui un anziano si sente tanto solo da fingere una rapina per poter chiamare il 112 e avere un contatto umano. Voglio un Italia più giusta, fatta di opportunità e certezze, fatta di gente per bene che lavora in maniera solidale per dare qualcosa di più e meglio a chi arriverà dopo di noi. L’esatto contrario dell'Italia fatta di paure, guerre, insulti e immobilismo creata da Lega e M5s»
Sono sufficienti temi come antifascismo o il riconoscimento dei figli delle coppie omosessuali? Oppure visto il clima rischiano di essere controproducenti?
«Come ho appena detto, dobbiamo lottare contro ogni forma di disuguaglianza, contro ogni esclusione, sia quella di un ragazzo la cui famiglia ha meno risorse finanziarie di altre oppure quella di un anziano malato. Ma dobbiamo lottare anche per l'affermazione di principi fondamentali: essere antifascisti oggi è più attuale che mai, perché fascismo è oppressione, discriminazione, significa perdere la libertà barattandola con qualche tipo di promessa. Fascismo è violenza psicologica, verbale e anche fisica. Fascismo è merda».
Si è sempre definito “costiano”, nascondendo la sua preferenza rispetto ai congressi nazionali: come mai questa volta ha deciso di schierarsi pubblicamente?
«Per la straordinarietà del congresso: siamo di fronte a un passaggio rifondativo e a ciascuno credo tocchi fare la propria parte per contribuire al rilancio di questa comunità politica».
Renzi: risorsa o problema? A Reggio la componente renziana occupa posti di rilievo, se dovesse uscire dal Pd quali conseguenze?
«Sono convinto che il congresso farà riavvicinare persone piuttosto che allontanarne. E Renzi è una risorsa».
Delrio sponsorizza Martina: cosa non la convince del segretario uscente?
«Con Maurizio ci siamo parlati molto in questi giorni, ieri (lunedì, ndr) mi ha scritto un messaggio per anticiparmi la sua scelta. Si è speso molto in questi mesi e secondo me ha svolto un lavoro importante. Come segretario uscente gli avevo consigliato di tener per sé un ruolo più di garanzia sul congresso perché sono convinto che di lui questo partito ha e avrà bisogno. Ma come ho detto prima, siccome la politica è fatta anche di fasi, in questo preciso momento serve a mio avviso un volto nuovo. Zingaretti saprà essere un uomo di squadra e saprà valorizzare le tante ottime persone che ci sono nel Pd». —
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