Il “Fort Knox” del Parmigiano Reggiano cerca 85mila forme
Gema Magazzini Generali ha riempito metà del deposito L’ad Galaverni: «Partiti a giugno, siamo a metà capienza»
Hanno costruito un labirinto costato 12 milioni di euro formato da scalere in abete rosso lungo 85 chilometri, sopra le quali possono trovare posto fino a 170mila posti forma per far stagionare il Parmigiano Reggiano. Un magazzino robotizzato per un prodotto tipico, realizzato nel Comune di Montese, in provincia di Modena, da Gema Magazzini Generali, società di Castelnovo Sotto – partecipata dal Banco San Geminiano e San Prospero (Gruppo Banco Bpm) – che proprio per il “Fort Knox” del re dei formaggi costruito sull’Appennino modenese ha ora vinto il premio “Il logistico dell’anno 2018” di Assologistica, l’associazione nazionale degli operatori di logistica in conto terzi.
Un premio assegnato in fase di “start up” al magazzino generale, aperto a giugno ma che per ora ha metà dei posti forma ancora liberi. Si tratta di 85mila spazi da riempire con Parmigiano Reggiano di montagna, per il quale è stato pensato l’impianto, come ci racconta l’amministratore delegato di Gema Camillo Galaverni, che ha ritirato il premio insieme al presidente Vittorio Corradi.
Galaverni c’è davvero margine per ammortizzare un investimento del genere? Alla fine si tratta di un magazzino.
«L’opportunità l’ha creata il Consorzio modificando il disciplinare e introducendo il Parmigiano Reggiano di montagna, che deve essere prodotto da mucche sopra i 700 metri d’altezza, quota alla quale bisogna produrre due terzi dei mangimi e alla quale deve essere stagionato per almeno un anno. Noi ci siamo inseriti qui e a Montese, che è vicino al Pavullese e al Frignano, guardando anche al Bolognese. A Reggio, nella bassa, abbiamo già il magazzino di Castelnovo Sotto che è pieno. Da giugno abbiamo preso in carico 85mila forme in quota: una media di 500 forme al giorno. Ma dobbiamo saturare e cerchiamo altre 85mila forme. La nostra sfida commerciale è qui».
A che serve un magazzino del genere?
«Ha due scopi. Quello principale è permettere la manutenzione del formaggio durante la stagionatura. Il Parmigiano Reggiano diventa tale quando compie un anno e mezzo di anzianità e viene venduto poi attorno ai 24 mesi. Ma oggi è diventato di moda parlare di stagionature sempre più elevate, allungando anche il periodo di stoccaggio. Per mantenere il formaggio in uno stato ottimale servono però ambienti con aria condizionata costante tra i 16-18 gradi e umidità costante attorno all’80%. Ambienti puliti, con forme che devono essere spazzolate e girate almeno una volta alla settimana. E qui entriamo in gioco noi: offriamo il pacchetto completo, spedizione compresa».
Quindi c’è un problema di spazio nei caseifici?
«Una volta il formaggio veniva venduto appena pronto. Oggi si allungano le stagionature e i metodi di vendita sono diversi. Il produttore ha al massimo lo spazio per tenere il formaggio dell’anno. Ecco allora che lo spazio scarseggia. Noi offriamo posto e servizi per migliaia di forme, utilizzando dei robot che prendono la forma, la spazzolano e la girano. Poi ci sono i tecnici che effettuano i controlli».
Non c’entra anche la finanza in tutto questo?
«Quando si diventa magazzini generali si è autorizzati ad emettere titoli di credito, che siano nota di pegno o fede di deposito. Vengono utilizzati molto con il Parmigiano Reggiano: quando uno ci porta mille forme di formaggio gli rilasciamo nota di pegno che si possono poi usare in banca. Ogni forma vale, mettiamo, 400 euro: la nota di pegno sarà di 400mila euro. La banca può dare un anticipazione fino al 70%, avendo a garanzia le forme date in pegno. Solo un paio di volte le forme sono andate all’asta».
L’obiettivo finale di Gema non è quindi ancora raggiunto?
«Dobbiamo aumentare le forme in entrata. Sarò contento quando avrò il magazzino tutto pieno e siamo convinti di riuscirci». —
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