La produzione si raffredda a ottobre scende sotto le 10mila forme al giorno
REGGIO EMILIAContinua a raffreddarsi la produzione del Parmigiano Reggiano. Il Consorzio di tutela ha reso noto il riepilogo dei dati di produzione comunicati dai caseifici al 31 ottobre 2018. Dopo...
REGGIO EMILIA
Continua a raffreddarsi la produzione del Parmigiano Reggiano. Il Consorzio di tutela ha reso noto il riepilogo dei dati di produzione comunicati dai caseifici al 31 ottobre 2018.
Dopo che dal settembre 2015 al luglio 2018 la tendenza è stata in continuo aumento, ad ottobre - per il terzo mese consecutivo - si conferma l’inversione della tendenza poiché, con 294.611 forme prodotte contro le 299.646 dell’ottobre 2017, la produzione cala dell’1,68%. L’unica provincia dove si registra aumento è Mantova con un +3,65%, mentre in tutte le altre la diminuzione va dal -1,85% di Reggio Emilia al –5,29% di Bologna.
La produzione media giornaliera, che da gennaio si era stabilmente attestata oltre le 10.000 forme/giorno, è tornata ampiamente sotto la soglia delle 10.000 forme portandosi a 9.503 forme/giorno.
Nell’ottobre 2017 se ne erano prodotte 9.666, mentre nel mese precedente (settembre) ne sono state prodotte giornalmente 9.384.
Nei primi dieci mesi 2018 il dato dice di un aumento percentuale del 1,94% con 59.077 forme prodotte in più. Una più dettagliata analisi territoriale evidenzia come i maggiori aumenti dei primi dieci mesi si siano registrati nei caseifici mantovani (+6,32%) mentre la zona che diminuisce maggiormente è l’alta pianura reggiana (-3,40%).
I dati disaggregati per fasce altimetriche confermano che nei primi dieci il territorio montano dell’intero comprensorio “perde” il primato dell’aumento %le (+2,00%) a favore della bassa pianura (+3,94%) seguito dall’alta pianura (-0,45%).
L’andamento interessante su cui soffermarsi è come, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, l’aumento della quantità di prodotto in stagionatura sia da oltre un anno percentualmente superiore all’aumento produttivo.
Nonostante in settembre sia meno marcato questo andamento, si conferma quanto già noto agli operatori del settore, ovvero la tendenza all’aumento di richiesta di prodotto con più alte stagionature che stimola caseifici e stagionatori a mantenere per più tempo il prodotto nei magazzini. —
E.L.T.
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