Mancano gli ingegneri ma anche i tecnici e gli operai specializzati
REGGIO EMILIAIl 69% delle imprese ha assunto personale nell’ultimo triennio e ben il 64% progetta di assumere ancora nel breve/medio termine nonostante le difficoltà a reperire risorse ritenute...
REGGIO EMILIA
Il 69% delle imprese ha assunto personale nell’ultimo triennio e ben il 64% progetta di assumere ancora nel breve/medio termine nonostante le difficoltà a reperire risorse ritenute idonee ai fabbisogni delle proprie aziende (54% degli intervistati hanno evidenziato questa fatica). È il dato più evidente di questa micro indagine condotta da Cna Reggio Emilia su un campione scelto di poco più di cento aziende con dipendenti, scelte tra quelle che hanno agganciato il treno della ripresa dopo la grande crisi.
La maggior richiesta riguarda personale da inserire nel ciclo produttivo (67%) ma è certamente in aumento la richiesta di personale nel settore commerciale e marketing (19%). Piuttosto interessante risulta la proiezione per il prossimo futuro dove, a fronte di 41 assunzioni ipotizzate, aumentano le richiesta per i settori ricerca e sviluppo (6%), logistica e magazzino, marketing (5% ognuna).
L’indagine ha analizzato anche la tipologia contrattuale preferita dalle Pmi: il 16% pensa a un contratto a tempo indeterminato, il 26% pensa all’utilizzo di un contratto a tempo determinato, il 18% all’apprendistato mentre il 12% ipotizza un tirocinio formativo. Solo l’1% pensa a forme di lavoro occasionale, a conferma del fatto che nelle realtà aziendali di piccola e media dimensione, i titolari per primi pensano alla stabilità del proprio personale perché le risorse umane sono uno dei fattori strategici.
Mancano gli ingegneri (informatici in particolare), ma anche i tecnici e operai specializzati. Secondo molti imprenditori, i giovani non vogliono più lavorare in produzione, ovvero rifiutano i lavori manuali. È l’eterno dilemma che tiene ancora lontani mondo dell’impresa e mondo del lavoro su cui Cna intende impegnarsi per cercare di diminuire il gap esistente da tempo: da una parte occorre abbattere gli stereotipi, recuperando il valore del “saper fare” e del lavoro manuale, dall’altra è necessario che il “sapere” sia considerato un punto di partenza e più giovani abbiano voglia di “mettersi in gioco”. Una soluzione può derivare dall’avvicinamento tra il mondo del “sapere” e le imprese, partendo da quelle di piccole dimensioni che appaiono meno attrattive come brand ma che offrono esperienze di più ampio respiro. —
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