Gazzetta di Reggio

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Due pazienti operati al Salus Hospital morti per infezione da batterio “Chimera”

Leonardo Grilli
Due pazienti operati al Salus Hospital morti per infezione da batterio “Chimera”

I pazienti sarebbero stati infettati durante due operazioni al cuore fra il 2011 e il 2015 e deceduti diverso tempo dopo

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Dopo l’allarme scattato in Veneto a seguito della morte, lo scorso 2 novembre, di un anestesista ora l’allerta per i possibili contagi da micobatterio Chimera è arrivata anche a Reggio Emilia. Proprio qui infatti si sarebbero registrati gli unici due casi di decesso a seguito di infezione in tutta l’Emilia-Romagna: si tratta due pazienti che hanno subìto un intervento cardiaco fra il 2011 e il 2015 al Salus Hospital, e che sono morti diverso tempo dopo al di fuori della clinica convenzionata.

i numeri e l’indagine

Ma siamo appena all’inizio degli approfondimenti medici e il bilancio potrebbe salire in tutta la regione. Attualmente infatti in viale Aldo Moro si stanno eseguendo accertamenti su altri due casi sospetti, mentre per un centinaio di cartelle, su 134, l’indagine deve ancora partire. Ad attivare i controlli è stato lo stesso ministero della Salute, con lo scopo di individuare tutte le persone infettate dal batterio tra il 2010 e il 2018 dopo quanto accaduto in Veneto, dove i numeri al momento parlano di sei persone decedute e almeno diciotto contagiate.

una latenza lunga anni

La pericolosità del Chimera è stata accertata dalla letteratura scientifica da appena qualche anno e risiede, in sostanza, nel suo lunghissimo periodo di latenza: il batterio è capace di restare silente fino a sei anni per poi manifestarsi con i sintomi solo quando, a volte, è ormai troppo tardi.

Secondo quanto accertato dalle indagini della Regione, tutto sembrerebbe essere legato a un particolare lotto di macchinari “cuore-polmone” che consentono la circolazione extracorporea durante interventi di cardiochirurgia come la sostituzione di una valvola.

le informative

La Regione Emilia Romagna ora sta preparando un’informativa che invierà a tutti i pazienti operati nelle cardiochirurgie e che hanno richiesto l’utilizzo della macchina cuore-polmone, chiedendo al contempo la sostituzione o l’adeguamento di tutti i macchinari incriminati (procedura che a Reggio Emilia è già avvenuta).

In tutta l’Emilia-Romagna attualmente esistono 29 macchinari che consentono la circolazione extracorporea durante questi interventi di cardiochirurgia e da viale Aldo Moro, sede della Regione, fanno sapere che quelli sui quali si sta indagando sono prodotti dalla Stockert di Friburgo (Germania) ma nella commercializzazione e distribuzione di questi prodotti sarebbe coinvolta la LivaNova del Gruppo Sorin, con sede a Mirandola.

i macchinari a rischio

Su 29 macchinari, quelli a rischio sarebbero 19, cinque dei quali già sostituiti perché obsoleti. Si tratta di macchinari diffusi in tutto il mondo e pare che il batterio si sia annidato in un serbatoio che contiene acqua e che crea una sorta di vaporizzazione durante i processi di raffreddamento, o riscaldamento, del sangue. —



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