«Impossibile all’epoca dei fatti prevederne la pericolosità»
La clinica convenzionata ha voluto chiarire le procedure di sicurezza medica seguite dalla struttura ben prima delle indagini
reggio emilia. «In riferimento ai pazienti operati al Salus Hospital fra il 2011 e il giugno 2015 e segnalati in seguito alla presunta contrazione del Mycobacterium chimaera, su circa 2mila interventi cardiochirurgici eseguiti nella struttura di Reggio Emilia, si evidenzia che attualmente sono stati presi in considerazione solo due casi». Esordisce così la nota di risposta della clinica convenzionata di via Levi, dopo la diffusione da parte della Regione della notizia del decesso di due pazienti operati al cuore presso il Salus.
«I pazienti cardiochirurgici coinvolti nell’indagine – prosegue la clinica – erano affetti da polipatologie e al momento non risultano ulteriori comunicazioni di casi accertati. All’epoca dei fatti l’esistenza e la probabilità di esposizione al micobatterio tramite l’utilizzo di questi macchinari non poteva essere conosciuta in quanto la conoscenza di tale problematica è avvenuta per il mondo medico italiano successivamente ai fatti citati».
La manutenzione delle due macchine, prosegue il Salus Hospital, «è stata eseguita dall’azienda distributrice italiana con cadenza annuale, seguendo le indicazioni per il trattamento dell’acqua con l’azione battericida e attenendosi anche a quanto indicato nell’avviso di sicurezza di Sorin del 2015» e dalle linee guida europee.
Tutti i certificati di analisi, chiarisce ancora la clinica, sono sempre risultati negativi al Chimera e sono sempre stati eseguiti «rigorosi processi di sterilizzazione degli ambienti, del personale preposto per tutto il periodo di impiego dei macchinari e dei macchinari stessi». Inoltre, in seguito alle indicazioni ricevute dallo stesso fornitore, dall’Ausl e dalla Società italiana di cardiochirurgia, i macchinari sono stati immediatamente dismessi e sostituiti con modelli aggiornati, «prima della verifica delle autorità inquirenti».
L’ospedale «ha sempre attuato con tempestività tutti gli adeguamenti e le verifiche richieste e necessarie al corretto utilizzo dei macchinari, con l’obiettivo di preservare in ogni aspetto la salute dei pazienti e degli operatori».
Riguardo a quanto dichiarato dell’assessore alla Sanità regionale, la direzione sanitaria precisa infine che «i decessi non sono avvenuti a Salus Hospital, così come risulta nella nota ufficiale dell’Ausl del 31 luglio 2018: “... in pazienti precedentemente operati al Salus Hospital per interventi cardiochirurgici, alcuni dei quali deceduti verosimilmente in conseguenza dell’infezione contratta, è emersa la probabilità molto elevata che l’infezione sia stata acquisita in seguito all’esposizione al dispositivo di riscaldamento/raffreddamento utilizzato per condurre gli interventi chirurgici”».
Pertanto la clinica parla di «presunto legame fra alcuni dei decessi e le infezioni tramite il macchinario, ancora in fase di valutazione da parte degli organi preposti». —
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