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«L’economia è in frenata» Industriali contro il governo

«L’economia è in frenata» Industriali contro il governo

Contrazione della produzione industriale del 3,2% dopo sette trimestri positivi Macchiaverna: «Pesano i contrasti tra l’esecutivo e la Commissione europea»

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REGGIO EMILIA. Nel giorno in cui la Commissione Ue boccia la manovra economica del governo italiano, arriva la bocciatura anche degli industriali reggiani. Conti alla mano, il terzo trimestre dell’anno risulta infatti debole per l’industria manifatturiera di casa nostra, secondo l’indagine congiunturale di Unindustria Reggio Emilia, che registra una contrazione della produzione industriale del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, che aveva registrato un forte tasso di crescita.

LA FRENATA  Il dato interrompe un percorso di crescita che durava ininterrottamente da sette trimestri consecutivi. La dinamica provinciale riflette il calo osservato dall’Istat ad ottobre e la minor dinamicità dell’economia europea ed internazionale. La battuta d’arresto della produzione è confermata dagli altri indicatori: fatturato -0,9%, ordinativi -6,6% sul mercato interno e -7,4% sul fronte estero. Nella media i livelli occupazionali che mostrano un contenuto aumento (2,8%) rispetto all’analogo periodo del 2017. In assenza di evidenti variazioni nel quadro strutturale macroeconomico si rischia il protrarsi di un profilo congiunturale sottotono.

DUBBI SULLA MANOVRA  Per il vice presidente di Unindustria Reggio Emilia Mauro Macchiaverna, «pesano i contrasti sulla manovra economica tra il Governo italiano e la Commissione Europea, il conseguente aumento del rendimento sovrano, il clima di sfiducia di famiglie e, soprattutto, imprese a cui si aggiunge l’attesa di un graduale aumento dei tassi di interesse a medio-lungo termine per la fine del programma di acquisto di titoli pubblici da parte della Bce Ci troviamo di fronte ad uno scenario con molti chiaroscuri. Se si dovessero materializzare i rischi presenti all’orizzonte, legati a un’accresciuta sfiducia sul Paese da parte degli investitori finanziari e delle agenzie di rating, assisteremmo ad un aumento dei rendimenti sovrani, che farebbe crescere significativamente il costo del credito, riducendone la disponibilità per le famiglie e le imprese; ciò frenerebbe ancor più i consumi e gli investimenti. La manovra di bilancio ci pare composta per lo più da misure a sostegno del reddito, con effetti marginali sui consumi e carente di misure a sostegno della crescita. Se vogliamo evitare al nostro Paese il rischio di arretrare e tornare ad una recessione che da congiunturale si trasformi in strutturale, dobbiamo puntare invece su una manovra anticiclica che metta al centro l’impresa e il lavoro, potenzi le infrastrutture, a partire dalla Tav, favorisca gli investimenti privati non depotenziando Industria 4.0 e il credito d'imposta per ricerca e sviluppo e sblocchi i pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese».

EFFETTO PROTEZIONISMO  Inoltre «le aspettative delle imprese industriali sul quarto trimestre sono in peggioramento. Rischi dovuti alle politiche protezionistiche americane e alle contromisure dei Paesi delle principali aree economiche, con effetti diretti sugli scambi commerciali, alle turbolenze finanziarie su alcuni importanti Paesi emergenti, come l’Argentina o la Turchia, a riflesso dell’aumento dei tassi Usa e, da ultima, alla Brexit». —

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