Mamma e bimba salvate al Santa Maria
Alla 26esima settimana di gravidanza, alla donna era stata diagnosticata una rara neoplasia: la piccola è nata il 31 agosto
Reggio emilia. Una gravidanza ad alto anzi altissimo tasso di rischio, che avrebbe potuto pregiudicare la vita di madre e figlia, si è fortunatamente risolta nel migliore dei modi grazie a una diagnosi tempestiva compiuta all’ospedale Santa Maria Nuova. Tutto ha inizio la sera del 10 luglio scorso quando una donna di 33 anni, Lisa Grisendi, giunta alla 26esima settimana di gravidanza, viene trasportata all’Arcispedale e condotta in Ostetricia e Ginecologia in preda a una grave crisi ipertensiva sin da subito affrontata dai medici secondo i criteri dettati dai protocolli di emergenza.
Alle 6 del mattino successivo, vista la situazione molto seria, viene convocato d’urgenza il dottor Aurelio Negro, medico ospedaliero esperto nella gestione della pressione alta e titolare di un incarico di alta specialità per le sindromi ipertensive nel Dipartimento Internistico. Giunto in ospedale il professionista rivaluta la paziente insieme ai colleghi ginecologi: il quadro clinico (valori della pressione arteriosa molto elevata: 220 su 140) potevano fare pensare a una comune Eclampsia, sindrome che sovente insorge dopo la 20esima settimana di gravidanza e di cui nella nostra provincia si riscontrano 200 casi all’anno. Ma dopo un colloquio più approfondito con la donna, il medico si accorge che qualcosa non va. Quella possibile diagnosi non era del tutto convincente.
La donna, grazie anche alla preziosa collaborazione della madre presente in sala, riferisce infatti che da tempo soffriva di dolori muscolari crampiformi, stato d’ansia e irritabilità costante, stanchezza con debolezza muscolare, tachicardia con sudorazione e talora cefalea. Si decide, di fronte a questi dati, di sottoporla dapprima a una ecografia addominale e poi a una risonanza magnetica in urgenza. In 48 ore grazie alla collaborazione di diversi specialisti, si raggiunge una diagnosi che le avrebbe salvato la vita. Si trattava in effetti di un feocromocitoma, una neoplasia che ha origine nei surreni. In sostanza un raro tumore surrenalico che produce adrenalina e che, se non riconosciuto e curato in tempo, può portare a conseguenze gravi fino anche alla morte.
«Per dare un’idea della frequenza con cui si verifica questa patologia nelle donne gravide – spiega il dottor Negro – l’ultima diagnosi effettuata in tal senso la realizzammo circa 25 anni fa. In letteratura saranno riportati 15-20 casi di donne incinte affette dalla malattia. Quello che abbiamo fatto non è nulla di speciale. Il difficile è sempre mettere insieme i pezzi del puzzle in modo giusto. Grazie alla individuazione della malattia siamo riusciti a prescrivere in maniera tempestiva la corretta terapia farmacologica che ha consentito di tenere sotto controllo la situazione fino alla data del parto con taglio cesareo programmato». Il 16 agosto scorso, alla 33esima settimana, è nata la bimba e l’11 ottobre la donna è stata sottoposta a surrenectomia (intervento chirurgico che consiste nell’asportazione del surrene affetto). —
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