Maxi evasione fiscale, 12 arresti tra Modena e Reggio: sequestrati 26 milioni
Associazione a delinquere finalizzata alle frodi fiscali: è questa l'ipotesi di reato principale che ha portatola Finanza a eseguire un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone (cinque in carcere e sette ai domiciliari). Per alcuni si ipotizza anche il reato di autoriciclaggio
REGGIO EMILIA. Associazione a delinquere finalizzata alle frodi fiscali: è questa l'ipotesi di reato principale che a Modena e Reggio Emilia ha portato i militari della guardia di finanza di Modena a eseguire un'ordinanza di custodia cautelare, disposta dal gip modenese Eleonora Pirillo su richiesta della procura, nei confronti di 12 persone (cinque in carcere e sette ai domiciliari).
Fra loro ci sono anche due commercialisti, uno in carcere e uno ai domiciliari. L'indagine, coordinata dai pm Marco Imperato e Giuseppe Amara, ha portato al sequestro preventivo di beni per oltre 26 milioni di euro (anche un ristorante e una pasticceria, sempre a Modena) e a diverse perquisizioni.
Fondamentale anche la collaborazione dell'Ufficio antifrode della direzione regionale delle entrate di Bologna. L'indagine è scattata quando i funzionari dell'Agenzia hanno individuato un professionista modenese che, già dal 2015, risultava aver trasmesso centinaia di modelli F24 per conto di decine di società i cui debiti tributari dei contribuenti venivano indebitamente compensati attraverso due distinte modalità.
O attraverso il bilanciamento del debito reale con falsi crediti di imposta, oppure la compensazione veniva effettuata con crediti d'imposta maturati da altri e messi a disposizione dei clienti di un professionista attraverso "l'accollo".
A seguito delle indagini si è scoperto che la "cabina di regia" specializzata nel commercio di crediti d'imposta fittizi era appunto a Modena. Ai vertici dell'associazione la Finanza ha individuato il 48enne F.S., che, con la collaborazione di due commercialisti, avrebbe creato e gestito, con altre persone, diverse società il cui unico scopo era quello di dichiarare artificiosamente crediti da impiegare nel pagamento di somme effettivamente dovute dai clienti dell'associazione.
Un'imponente 'evasione da riscossionè, spiegano gli inquirenti. Ventinove in tutto gli indagati, per alcuni si ipotizza anche il reato di autoriciclaggio
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