Gazzetta di Reggio

Reggio

AVEVA 93 ANNI 

È morto Silvano Consolini memoria storica delle Reggiane

Adriano Arati
È morto Silvano Consolini memoria storica delle Reggiane

Partigiano e giovane operaio alle ex Officine, fu testimone dell’eccidio del 1943 Nel dopoguerra è stato protagonista della lotta sindacale nella Fiom Cgil

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Giovane operaio delle Reggiane, militante comunista clandestino, testimone dell’eccidio del 28 luglio 1943 come dell’occupazione del 1950, partigiano, sindacalista, riferimento storico della Fiom. Era uno dei grandi viaggiatori che hanno attraversato il turbolento ed intensissimo ’900 reggiano, il 93enne Silvano Consolini, morto ieri mattina nella casa di cura Villa Erica dove risiedeva da diverso tempo.

OGGI L’ADDIO

Conosciuto principalmente come segretario della Fiom, la sigla dei metalmeccanici della Cgil, aveva contribuito in maniera notevole alla ricostruzione della memoria collettiva delle Officine Reggiane, la grande fabbrica che ha segnato la sua vita. Rimasto vedovo da tre anni, lascia le figlie Ivana e Donatella. La salma si trova nella sala del commiato delle onoranze Reverberi in via Terezin. Oggi alle 14 si terrà la cerimonia civile, prima della sepoltura al cimitero di San Prospero.

NATO AL “CAIRO” NEL 1925

Reggiano doc, nasce nel 1925 al “Cairo”, il quartiere operaio costruito per le maestranze delle Reggiane. Dopo il diploma commerciale al Filippo Re, nel 1939 va a lavorare alle Officine di via Agosti, come operaio tornitore qualificato. E qui entra in contatto con la rete comunista clandestina rimasta attiva nella nostra zona. È l’inizio di un impegno politico mai interrotto sino alla fine. Il 25 luglio 1943, alla deposizione di Mussolini, scende in piazza coi suoi compagni, e il 28 luglio è alle Reggiane alla manifestazione per la pace conclusa con la morte di nove persone, uccise dai colpi dei militari. Per lui è l’inizio della Resistenza attiva, combatte in Lombardia, a Gemonio di Varese, nella filiale locale delle Reggiane. Nel dopoguerra, torna in fabbrica dove diventa il responsabile della sezione sindacale interna alla Fiom. È uno dei protagonisti della leggendaria occupazione dell’azienda fra il ’50 e il ’51, il periodo del mitico trattore R60 realizzato in “autogestione”. La battaglia operaia si conclude amaramente con il licenziamento di cinquemila lavoratori.

L’ATTIVITÀ SINDACALE

A quel punto Consolini si dedica a tempo pieno all’attività sindacale, viene designato segretario della Camera del Lavoro di Castelnovo Monti e, nel 1964, diventa segretario provinciale della Fiom, ruolo che ricopre sino al 1973. In seguito entra nella segreteria provinciale della Cgil. Sino a pochi anni fa ha operato come volontario nella Spi, il sindacato pensionati, e nel patronato Inca.

Grande lettore, ha continuato a scrivere poesie, commenti politici e a seguire la cronaca italiana. Nel 2001 è il protagonista de “I giorni dell’R60”, il documentario prodotto dall’Archivio audiovisivo del Movimento Operaio sull’occupazione delle Reggiane. Nel 2003, esce la sua autobiografia “Una fabbrica, un territorio, una storia di vita” curata da Giancarlo Ligabue e disponibile all’archivio della Camera del Lavoro.

IL CORDOGLIO A REGGIO

«La Camera del Lavoro e la Fiom gli sono grati per il contributo che ha saputo dare ai lavoratori e all’organizzazione sindacale e manifestano vicinanza e cordoglio alla famiglia», commentano i vertici del sindacato. Anche l’istituto storico Istoreco, che con Consolini ha collaborato spesso per l’archivio delle Reggiane, lo ricorda: «Un grande testimone del nostro tempo, che ha fornito un preziosissimo contributo alla ricerca e alla ricostruzione della storia locale, a partire dal fondamentale capitolo delle Officine Reggiane. Ci mancherai, Silvano».

«Ho incontrato Silvano Consolini l’estate scorsa quando, per preparare l’inaugurazione di FestaReggio, risfogliai la storia dell’occupazione delle Reggiane del 1950 – ricorda Andrea Costa, segretario provinciale del Pd – Ho voluto dedicare l’apertura della Festa 2018, l’anno del populismo, dell’isolamento, dei muri, alla solidarietà che nacque attorno a quegli operai e alle loro famiglie che misero in gioco loro stessi per una battaglia giusta. Tutta una città e una provincia risposero solidali a loro sostegno. Fu una delle pagine migliori della nostra storia. Grazie Silvano perché quello che hai fatto è ora memoria e patrimonio per noi». —



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