Maxi evasione fiscale Sequestri della Finanza per 26 milioni di euro
Partita da Modena l’indagine ha coinvolto anche Reggio Il capo della banda arrestato ieri all’alba a Masone
Avevano architettato un modo apparentemente indolore per evadere le tasse. Il capo della banda, il carpigiano 48enne Francesco Santorelli, è stato rintracciato e arrestato ieri mattina all’alba in una casa di sua proprietà a Masone, mentre sono residenti in città il 55enne Maurizio Marzano e il 69enne Franco Riva, considerati dei prestanome e ora ai domiciliari; un terzo reggiano di 68 anni è stato denunciato a piede libero. Numerose le perquisizioni (19 in totale) eseguite nella nostra città da una novantina di militari.
Ha coinvolto anche Reggio Emilia l’operazione “Saldo 0.01” della Guardia di Finanza di Modena, che ha sgominato un sodalizio criminale attivo fin dal 2015 nel frodare l’erario e ha messo in atto il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore di 26 milioni di euro, pari al danno per lo Stato calcolato negli ultimi due anni (2017-2018). Sono 29 gli indagati, tra cui 12 arrestati (i 5 in posizione apicale in carcere, gli altri 7 ai domiciliari) per il reato di associazione a delinquere finalizzata alle frodi fiscali. Ad alcuni dei soggetti senza misura cautelare è stato contestato anche il reato di autoriciclaggio, che si consuma quando il soggetto riammette in circolazione il denaro proveniente da attività illecita anziché “ripulirlo” come nel riciclaggio.
L’ACCUSA
L’imponente “evasione da riscossione” – così si chiama in termini tecnici – consisteva nell’evadere i tributi dovuti tramite due modalità. In un primo momento si usava il modello F24, con riferimento agli anni 2015-2016, dove il debito reale veniva “bilanciato” dall’indicazione di asseriti redditi di imposta (poi risultati fittizi); nei periodi successivi, la compensazione veniva effettuata mediante l’istituto dell’accollo, cioè un terzo soggetto, testa di legno, fingeva di avere un debito nei confronti del contribuente. La differenza tra il debito effettivo e il credito inesistente risultava sempre pari a 0.01 euro, in modo che il cittadino versava un solo centesimo: da qui il nome dell’operazione. E i documenti venivano sempre inviati dal commercialista tramite l’home banking anziché il canale ordinario “Entratel”, il che consentiva di non presentare più l’F24 e di evitare il controllo automatizzato dall’Agenzia delle Entrate. Da accertare – su questo aspetto le indagini continuano – quale percentuale spettasse ai vertici dell’organizzazione e quale ai prestanome da parte dell’imprenditore “grato” di vedersi azzerate le tasse.
LE INDAGINI
L’indagine dei finanzieri è partita quando due commercialisti modenesi (Michele Marinaccio, 65 anni, e Franco Spaggiari, 71, ora dietro le sbarre) hanno attirato l’attenzione per aver trasmesso negli ultimi tre anni centinaia di modelli F24 per conto di diverse società modenesi e reggiane. Una modalità inusuale che ha dato il “la” all’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle, coordinata dai pm Marco Imperato e Giuseppe Amara con la collaborazione dell’Ufficio Antifrode della Direzione Regionale delle Entrate di Bologna. Tramite sia attività tradizionali (pedinamenti, controlli contabili, riscontri bancari) sia tecniche (intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche) le Fiamme Gialle hanno ricostruito l’organigramma della “banda”. La mente secondo l’accusa era Santorelli, che veniva chiamato “capo” e per il quale tutti erano a disposizione, arrivando anche a sbrigare necessità quotidiane dei suoi familiari. —
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