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Rapina in villa, arrestato il maggiordomo

M.F.
Rapina in villa, arrestato il maggiordomo

Era il basista della banda entrata in azione il 16 luglio 2015 nell’abitazione del faccendiere di cui era dipendente da 30 anni

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VENTASSO. È stato arrestato, e torna di nuovo in prigione, ma questa volta per scontare la condanna divenuta definitiva, Luigi Manici, il maggiordomo che fu basista della rapina in villa avvenuta il 16 luglio 2015 a Martorano di Parma, ai danni del faccendiere Aldo Ferrari.

Quella notte due uomini avevano fatto irruzione nella villa, sorprendendo a letto Ferrari. Lo avevano picchiato, immobilizzato e derubato di oggetti preziosi, orologi, monete antiche e denaro.

Sette mesi dopo, a febbraio 2016, erano stati arrestati i colpevoli: due cittadini moldavi, Artur Clisevici, oggi 32enne, e Ion Timotin, 31 anni – poi condannati a 3 anni e 2 mesi. Ma qualcosa ancora non tornava. Doveva esserci un terzo uomo dietro l’efferata rapina, visto che i due malviventi entrati in azione nella notte non avevano lasciato alcun segno di scasso e, quindi, dovevano essere in possesso delle chiavi.

LE INDAGINI

Le indagini, dopo i primi arresti, sono quindi proseguite e hanno permesso di risalire all’identità del basista di quella violenta rapina, risultato essere il 67enne Manici, che a Ramiseto ha l’abitazione di famiglia. Fino al giorno precedente la rapina era stato custode della villa, nonché autista e uomo di fiducia della vittima, per oltre trent’anni.

Guarda caso, si era congedato da Ferrari il giorno prima, per sopraggiunto pensionamento, e aveva raggiunto in Moldavia la giovane moglie. Inoltre, Manici conosceva bene i due moldavi poi arrestati.

A dimostrarlo, l’analisi dei tabulati telefonici, da cui sono emersi i frequenti contatti di Manici con uno degli autori materiali del colpo. Inoltre, sempre il giorno precedente la rapina, uno dei due malviventi, Clisevici, era andato a Martorano e il maggiordomo gli aveva fatto fare visita alla proprietà, con particolare attenzione ai garage, come emerse anche dai filmati di videosorveglianza della villa.

La latitanza di Manici, in Moldavia fino alla primavera del 2016, non aveva però consentito agli investigatori di stringere il cerchio su di lui. Ma quando Manici ha fatto ritorno in Italia per recarsi a Ramiseto nella casa di famiglia, è stato raggiunto dagli agenti della polizia di Parma e Reggio Emilia, che lo hanno arrestato. Di qui il processo a suo carico.

LA CONDANNA

Manici è stato condannato dal gip del tribunale di Parma a 2 anni e 8 mesi di reclusione per concorso in rapina aggravata. Ma ha trascorso in carcere solo metà della pena, in regime di custodia cautelare. La sentenza è stata confermata il 7 luglio dell’anno scorso dalla Corte d’Appello di Bologna ed è diventata esecutiva lo scorso 6 novembre, anche per l’inammissibilità del ricorso decretato dalla Corte di Cassazione. È scattato così l’ordine di carcerazione eseguito dai carabinieri di Ramiseto. Al 67enne restano da espiare un anno, 2 mesi e 5 giorni di carcere. —

M.F.

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