«Dal vescovo Camisasca ci aspettiamo un gesto d’aiuto»
Le due coop in crisi fanno parte di Unioncoop che è una sigla da sempre vicina al mondo cattolico al quale i soci fanno ora appello
REGGIO EMILIA. «Chiediamo anche al vescovo Massimo Camisasca che si faccia interprete per avviare un dialogo fra le parti per una vicenda che grava sua tante persone e le loro famiglie ed ha quindi un peso che grava su molti reggiani. La cooperazione ha sempre rappresentato dei valori di carattere sociale che in questo modo vediamo traditi». L’appello è dei soci beffati delle coop di Confcooperative, sigla da sempre vicina al mondo cattolico, che non intende replicare i tassi di restituzione applicati invece da Legacoop.
«In precedenza un contatto fra la Confcooperative e il mondo delle istituzioni reggiane è stato avviato qualche tempo fa. È accaduto quando il presidente Caramaschi si è rivolto all’ormai ex presidente della Provincia Giammaria Manghi senza mai far partire e un dialogo concreto» è invece la precisazione che Rino Soragni, da due mesi presidente della Federconsumatori reggiana, ha voluto fare per evitare equivoci ma alla quale si è aggiunta la doverosa precisazione di uno dei creditori. Gianluca Giavarini ha infatti aggiunto: «Sino al giorno in cui Manghi ha occupato lo scranno in Provincia non c’è stato però, malgrado sue sollecitazioni, alcun atto formale per dar vita ad un incontro. E così, a questo punto, non siamo nemmeno in grado di sapere quanti siano coloro che hanno rogitato case, quali siano le famiglie che si sentono coinvolte, se ci sono dei figli che sono in angoscia per i genitori e per nonni; in pratica tutti coloro che sono incappati in questa delicata e triste vicenda».
Lunedì, intanto, ci sarà il presidio in Largo Gerra: «Non è detto che non si arrivi a manifestazioni di carattere settimanale». —
L.V.
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