Maurizio e Ida vanno in pensione. Dopo 63 anni chiude il forno Paganini
Vezzano, il 30 novembre lo storico esercizio cesserà l’attività. In tanti anni sono stati cotti 18.900 quintali di pane
VEZZANO. Hanno fatto il pane ogni giorno a quattro generazioni di vezzanesi e, dopo tanti anni, con dispiacere e commozione, i Paganini cessano l’attività. Il 30 novembre prossimo il forno quasi affacciato in via Roma sulla statale, dopo 63 anni abbasserà la serranda per sempre. Dietro di essa si perderà un pezzo di storia del paese e della panificazione vezzanese.
L’emozione. In 63 anni in questo forno sono stati cotti 18.900 quintali di pane(300 quintali l’anno per 63 anni). Per trasportarli ci vorrebbero 47 tir che, messi in fila, arriverebbero dal centro del paese fino alla rotonda della Campola. L’emozione è tanta per Maurizio Paganini, che lavora nel forno da 53 anni, e per la moglie Ida, che invece è fornaia da 44 anni, da quando si è sposata: «Ci dispiace abbandonare, ma dobbiamo farlo, abbiamo raggiunto la pensione, abbiamo qualche acciacco e, anche se a malincuore, abbiamo deciso. Ci dispiace per i nostri clienti: ci hanno dato tante soddisfazioni. Siamo sereni, chiudiamo anche perché un pochino siamo stanchi e vogliamo anche riposarci e curare in nostri hobby; Maurizio ha la Croce Rossa: è uno storico volontario. Da tanti anni, dopo la famiglia e il lavoro, è la sua passione. In tutto questo tempo abbiamo sempre iniziato la giornata con entusiasmo, ma bisogna saper dire basta, abbiamo capito che è arrivato il momento di smettere».
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La storia. Non è l’ennesima sconfitta di un piccolo negozio della nostra storia, ma un’esigenza dovuta all’età. Maurizio, classe 1952, e il fratello Ermanno sono nati e cresciuti in mezzo a pane e farine, entrambi sono nati in casa a Boretto, sopra al forno di famiglia. Il papà Renzo arrivò a Vezzano con la moglie, Elena Boldrini, e i suoi genitori (il padre consegnava il pane in bicicletta) nel lontano 1955. Fu un pioniere del pane che a quei tempi si cuoceva con la legna.
Prima di loro il forno era stato gestito da Iemmi per un paio d’anni; e prima ancora, per tantissimi anni, dai proprietari, i fratelli Rachele e Attilio (Gnofen) Franceschi i cui genitori erano stati loro stessi fornai in quell’esercizio. A quei tempi in tanti il pane lo facevano in casa e poi lo cuocevano nei forni di famiglia e in quelli comuni nelle contrade. Subito i coniugi Paganini si diedero da fare lavorando tanto e si fecero voler bene. Poi, con gli anni, anche i figli, crescendo, cominciarono a dare una mano. Ma solo due, poi, rimasero nel settore: Maurizio, alla morte del padre nel 1982, con la mamma Elena prese in mano la baracca; in seguito entrò anche la moglie Ida e, successivamente, anche la figlia Simona; pure Matilde, figlia 13enne di Simona, qualche capatina al bancone a servire i clienti l’ha fatta, e non poteva essere diversamente.
I sacrifici. Azio, il più piccolo dei fratelli Paganini, imparò il mestiere in famiglia e poi si mise in proprio a Reggio. Ermanno, pur dando una mano anche lui quando poteva, ha preferito studiare e diventò medico: purtroppo è morto prematuramente nel 2011, ma nel sangue un po’ di farina l’aveva anche lui. «È stata una vita faticosa – dicono Maurizio e Ida – Questo è un lavoro dove si sacrifica tanto». Fino a qualche anno fa, non si erano mai concessi una vacanza; si lavorava anche la domenica. Maurizio ha sempre rispettato la regola che gli hanno insegnato i genitori: lavorare prima di tutto con passione e onestà.
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