«Non siamo degli speculatori l’8% è un insulto alla miseria»
Rabbia tra i soci prestatori delle due cooperative i quali chiedono un sostegno per poter tornare ad avere una vita dignitosa
REGGIO EMILIA. Sono angosciati i soci prestatori della coop San Prospero che si sono ritrovati ieri nella sede di Federconsumatori. Vogliono i loro soldi e spesso si tratta di questioni sopravvivenza. «Siamo qui per nostra zia 83enne – dicono Raffaele e Giancarlo Cocchi – per la quale servono 2.200 euro a mese perché è ammalata ed ospitata in un ricovero. Ci eravamo quindi garantiti almeno 1.500 euro al mese di rimborso considerando che lei dispone di una pensione di soli 800. Ma dopo un paio di mesi la somma è stata ridotta a 1.000 poi a 500 prima di scomparire del tutto. Come possiamo fare? Da tre anni, anche se ci è stato un po’ limato l’onere del ricovero, non riceviamo nulla e ci mancano le risorse. Il credito di nostra zia supera i 45.000 euro».
Adriano Bizzarri e la moglie Marisa Busani si erano invece fatti convincere, cessando l’attività e andando in pensione, ad investire in un alloggio vendendo la casa che occupavano. Poi però è venuta a mancare la possibilità di disporre di quel valore essendo più le spese delle entrate. «In ballo – dicono - ci sono 100 mila euro di cui 80 dalla San Prospero e 20 dall’Ab3».
Imbufalito il coordinatore del comitato di protesta, Gianluca Giavarini: «Qui si tratta di tutelare tante famiglie, talvolta persone in salute precaria. Aggiungo che, stando alla somma complessiva dei valori da rimborsare, meno di 1 milione di euro, mi pare proprio che si giochi a nascondere la realtà. E considero offensiva la proposta di offrire indennizzi nella misura dell’8-10% dei valori, un insulto alla miseria. Dove sono andati gli impegni sociali e mutualistici della cooperazione? In pratica ci qualificano alla pari di autentici speculatori mentre gli approfittatori sono loro che non ci restituiscono ciò che è nostro e non pensano a rivedere i compensi che ricevono. Siamo in sostanza una cinquantina di creditori, alcuni con cifre modeste che però diventano importanti per lo stile di vita. Ho chiesto approfondimenti già prima del crac della San Prospero ma non ho avuto alcuna risposta. E la storia prosegue anche ora». —
L.V.
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