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LA DOMENICA

Reddito di cittadinanza, plastica e ciocapiàt del popolo

Reddito di cittadinanza, plastica e ciocapiàt del popolo

L'editoriale del direttore Stefano Scansani sulle recenti dichiarazioni del ministro Luigi Di Maio

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CIOCAPIÀT. Sbattitore di piatti (stoviglie). In molti dialetti valpadani la parola descrive colui che promette e non mantiene. Rumoreggia, esagera, ma fa nulla.

Ospite giovedì di “Piazza Pulita” il vicepremier Di Maio ha proclamato che sono in stampa 5 o 6 milioni di tessere da consegnare a coloro che hanno diritto al Reddito di Cittadinanza. Gli crediamo. E sveliamo che le card con le quali “è abolita la povertà in Italia” (Di Maio, 28 settembre 2018, cit.) saranno rettangolari e con angoli smussati, di 9 centimetri per 6, di spessore variabile fra gli 0,40 e gli 0,82 millimetri. Abbiamo conferma da fonti privilegiate che le tessere in cloruro di polivinile, conosciuto come pvc, avranno un peso oscillante, circa 5 grammi: dipenderà se saranno percorse da una banda magnetica o avranno incorporato il chip. Possiamo ipotizzare che le tessere del Reddito di Cittadinanza avranno la stessa dimensione della carta d’identità elettronica, della patente di guida, della tessera sanitaria, della CartaFreccia di Trenitalia e della tessera della bocciofila.

Per il resto conosciamo zero. Sappiamo niente, quanto il vicepremier. Azzardiamo l’ipotesi che se davvero Di Maio ha dato ordine di stampare le tessere in cloruro di polivinile, esse siano in bianco, perché valore, aventi diritto, regolamento, uso, scadenze e limiti risultano incogniti. Basti pensare che, ad esempio, l’Inps non ha ricevuto alcuna comunicazione al riguardo e che sempre il vicepremier non ha ancora elaborato liste o indicazioni pratiche circa il suo proponimento: “Solo per beni essenziali, non permetteremo spese immorali”. E basti pensare infine che il premier Conte ieri sera stava a Bruxelles da Juncker per discutere una rimodulazione dell’intero impianto della manovra del popolo… Mentre Di Maio già stampa la plastica. Mah.

Che cosa ha dunque fatto stampare (se è vero) il sorridente promettitore Di Maio? Probabilmente semplicemente plastica, pvc. È come se un vitivinicoltore tappasse le bottiglie senza contenuto; o meglio un giornale stampasse in bianco un’edizione clamorosa di 5 o 6 milioni copie, annunciando di aver “tirato”. Termine che è ben diverso dall’aver “distribuito” e dall’aver “venduto”.

A questo punto, al di là delle demagogie e degli annunzi senza remissione di Di Maio, a produrre maggiore perplessità è la credulità o la non-reazione degli italiani. Temo che larga parte dei cittadini beva tutto, ma non per un’ingenuità popolare o una fede inossidabile per chi sta ora al governo. Credo che larga parte degli italiani beva l’imbevibile perché “ci prova”, vuol vedere se davvero riesce a soddisfare le individuali esigenze, a fare i propri comodi detti anche interessi. 
 
Nel paese della fortuna venire baciati dal Reddito di Cittadinanza, dal condono fiscale, dal condono edilizio, da “meno negri più lavoro”… è un dono provvidenziale: la magia di Stato. Vien da pensare che Di Maio venga così assecondato da una porzione di opinione pubblica, perché fra le mille cose che promette, almeno una sarà vera (per i puntuali tornaconti egoistico-individuali, di censo, geografia e opportunismo).
 
La maggiore responsabilità di tanta attesa di certi provvedimenti è dunque di chi ci crede, dei cittadini che si fidano. E Di Maio lo sa esattamente e politicamente. Più che del cloruro di polivinile, dei miliardi necessari per il suo sistema provvidenziale, della forte attesa economica della misura governativa, egli conosce la cortezza (brevità) della memoria italica. E vi sarà sempre un suo sorriso in diretta social per esorcizzare l’attesa del popolo o gli aggiramenti delle promesse non mantenibili.
 
L’ultima mossa per sgattaiolare dal tradimento dei pronunciamenti propagandistici gialloverdi è quella che scarica ogni responsabilità sulle “forze maggiori” o addirittura sui “poteri forti” (soggetti già evocati da Salvini). Ancora gli italiani hanno il talento di credere in antagonisti ultraterrestri anonimi e incorporei, come se questo governo fosse vittima di combriccole, scalogne o complotti arcigni. Di solito il favoleggiamento si conclude con una soluzione morale, che in questo caso è: reddito, plastica e ciocapiàt del popolo. —

 

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