Faida in Sel, Soffritti accusa di diffamazione l’ex segretario reggiano
REGGIO EMILIA. Nel 2015 era in atto un braccio di ferro all’interno di Sel, ma quanto accaduto in quei giorni ha ora uno strascico giudiziario, in quanto Michele Bonforte, 59 anni, ora membro della...
REGGIO EMILIA. Nel 2015 era in atto un braccio di ferro all’interno di Sel, ma quanto accaduto in quei giorni ha ora uno strascico giudiziario, in quanto Michele Bonforte, 59 anni, ora membro della segreteria regionale e provinciale di Sinistra italiana – ma tre anni fa segretario reggiano di Sel – è accusato di diffamazione aggravata.
L’INCONTRO-CHIAVE
È stato denunciato da Roberto Soffritti – sindaco di Ferrara dal 1983 al 1999 – che si è sentito offeso da una mail inviata da Bonforte agli iscritti reggiani a Sel in cui si riassumeva un incontro avvenuto il 15 aprile 2015 nella sede regionale del partito che sarà poi commissariato. “A capitanare questo gruppo – scrive Bonforte – c'era Soffritti, tempo addietro coinvolto in indagini che hanno anticipato di alcuni decenni l'attenzione della magistratura su politica e affari nelle coop edilizie. Personalmente ho contrastato venti anni fa il sindaco Soffritti quando operava a piene mani a Ferrara - aggiunse - e inquinava i pozzi della politica di sinistra con pratiche da Dc siciliana. Il punto non è ovviamente se c'è stato un illecito (probabilmente prescritto)”.
Uno scontro spiegato ieri nella deposizione – davanti al giudice Stefano Catellani – dal bolognese Gian Guido Naldi, attuale segretario regionale di Sel: «Allora si congelò il tesseramento di Sel a Ferrara perché si ritenne che un ingresso di Soffritti, che stava convogliando con sé altre venti persone, avrebbe ribaltato gli equilibri politici».
Il giudice Catellani gli chiede: «Qualcuno alzò i toni?».
Naldi è lapidario: «Non ricordo nulla di offensivo, fu una polemica politica». Una risposta che anticipa l’arringa del difensore Vainer Burani: «Siamo di fronte all’esercizio della critica politica».
A fine udienza, oltre al legale, parla anche l’imputato: «Una delle frasi sott’accusa è stata travisata. Non mi importava se Soffritti fosse stato indagato: il mio era un giudizio su di lui come politico».
«MAI INDAGATO»
Soffritti si è costituito parte civile tramite l’avvocato Alessandro D’Agostino: «L’iniziale tentativo di conciliazione è andato a vuoto, non abbiamo avuto né scuse né offerte di risarcimento. Soprattutto la frase sui pozzi inquinati è altamente lesiva. Inoltre Soffritti non è mai stato né indagato né raggiunto da avvisi di garanzia». —
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