Calano i depositi bancari in conto corrente
REGGIO EMILIA. Ogni reggiano dispone mediamente di depositi per 27 mila euro. Un valore calcolato dalla Banca d’Italia e rielaborato da Il Sole 24 Ore su base provinciale che traccia un identikit dei...
REGGIO EMILIA. Ogni reggiano dispone mediamente di depositi per 27 mila euro. Un valore calcolato dalla Banca d’Italia e rielaborato da Il Sole 24 Ore su base provinciale che traccia un identikit dei luoghi in cui vanno a rifugiarsi i risparmi. Ciò che colpisce è che, negli ultimi dieci anni, l’importo reggiano è leggermente calato, in netta controtendenza con quanto accade nel resto della penisola dove si assiste ad una corsa verso i depositi in conto corrente. Che molto spesso sono raddoppiati e in una quarantina di città sono andati di gran lunga oltre.
La geografia del risparmio colloca la nostra provincia, per valore medio, in una posizione stabile e di riguardo; siamo al 18esimo posto.
Ma mentre tanti capoluoghi sono schizzati verso l’alto, Reggio Emilia dà l’impressione di aver fermato la corsa. Le somme, va precisato, includono tutte le forme di deposito risultanti al 31 dicembre dell’anno precedente e possono avere una scadenza prestabilita, essere a vista, rimborsabili con preavviso, presentarsi come buoni fruttiferi, certificati di deposito. Per finire con i tanto amati conti correnti.
A pensarci bene ciò potrebbe risultare la conseguenza dei costi di gestione che dopo cinque anni di discesa nell’ultimo anno sono lievitati del 6 per cento.
L’aumento generalizzato dei depositi – reggiani dunque esclusi – fa pensare intanto ad un popolo affezionato alla liquidità e reticente al rischio; e lo dimostra la crescente disaffezione nei confronti dei titoli di Stato che un tempo erano tanto amati; il flop del Btp Italia della scorsa settimana è reale. Ad alimentare gli afflussi verso i depositi hanno frattanto contribuito i rimborsi derivanti da obbligazioni bancarie piazzate qualche volta in maniera un po’ troppo disinvolta, mentre non dovrebbero aver preoccupato più di tanto i controlli del Fisco che può verificare i saldi ad inizio e fine anno, gli addebiti e gli accrediti.
Molto più semplicemente i reggiani potrebbero aver deciso di destinare parte dei guadagni in acquisti (immobiliari) o di investirli nelle proprie imprese. —
L.V.
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