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La norma slitta al 2022 M5S: «Colpo di spugna»

AM.P.

REGGIO EMILIA. Primi nel 2013, tra gli ultimi nel 2022. L’Emilia-Romagna è stata una delle prime Regioni italiane a promulgare una normativa, in anticipo sui tempi, per la riduzione dei rischi del...

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REGGIO EMILIA. Primi nel 2013, tra gli ultimi nel 2022. L’Emilia-Romagna è stata una delle prime Regioni italiane a promulgare una normativa, in anticipo sui tempi, per la riduzione dei rischi del gioco d'azzardo: è la famosa legge 5 del 2013, definita nel 2017.

Negli ultimi giorni però la notizia che il limite dei 500 metri dai luoghi sensibili entrerà in vigore effettivo in Emilia-Romagna nel 2022, tra quattro anni, ha fatto scatenare un dibattito politico tra maggioranza e minoranza in seno alla Regione, con un botta e risposta tra il consigliere del M5S Andrea Bertani e l’assessore al Commercio Pd Andrea Corsini.

«Vergogna, è un colpo di spugna», ha gridato il primo, rendendo noto lo slittamento. «Non c’è nessun colpo di spugna alla lotta contro la ludopatia, ci limitiamo ad applicare le legge – ha replicato il secondo –. Nella delibera regionale viene più volte citato il divieto di rinnovo del contratto tra esercente e concessionario per gli apparecchi che rientrano nel testo unico di pubblica sicurezza collocati in locali situati a meno di 500 metri da luoghi sensibili. La norma regionale considera il contratto con il concessionario di rete e non con il noleggiatore dell’apparecchio. Contratti con i concessionari che scadono nel 2022, a seguito di gare nazionali e non certo per nostra volontà».

Secondo il grillino Bertani è proprio questo il punto dilatorio e il “favore” fatto a chi sul gioco d’azzardo ci guadagna e pure parecchio.

«Detta in poche parole, la Regione per “concessionari” delle slot non intende i noleggiatori che forniscono le macchinette ai bar (contratti che si esauriscono di solito nel giro di uno o due anni), bensì i “concessionari di rete”, che sono nazionali e hanno una scadenza naturale nel 2022». In questo modo, secondo Bertani, «si danno ben quattro anni di tempo ai gestori dei bar per tenere accese le slot, interpretando arbitrariamente la norma sui concessionari in modo opposto a quanto fatto, ad esempio, dalla Lombardia». —

AM.P.

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