Mucche sotterrate, scoperta discarica abusiva
Quattro Castella, allevatore alla sbarra dopo l’esposto di una vicina. Mancano vari capi nei registri, l’Arpae trova i resti in un terreno
QUATTRO CASTELLA. Non erano riusciti a trovare i documenti di alcuni capi, e alcuni vitelli in vita dovevano avere qualche anno in più di quelli dichiarati nei registri dell’allevamento. Una rilevazione che aveva fatto scattare un campanello d’allarme nei confronti di un allevatore, sul quale si era peraltro già indirizzata l’attenzione di una vicina, che aveva presentato un esposto sulle condizioni di un appezzamento di terreno a Puianello.
Da lì sono scattati i controlli, e gli addetti dell’Arpae ci hanno impiegato poco tempo per scoprire un “cimitero” per bovini. Sotto poco meno di due metri di terra, i tecnici dell’agenzia ambientale della Regione Emilia Romagna hanno trovato resti di mucche. Ossa diventate l’indizio principale nell’indagine per la quale è stato chiesto anche l’appoggio della Forestale, e sfociata ora in un processo a Reggio Emilia.
L’uomo, 53 enne residente in zona, è stato rinviato a giudizio per il reato di smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi. Si tratta di capi di bestiame di diversa età, finiti sottoterra e accanto ai quali sono stati trovati anche rottami provenienti da scarti edili, pezzi di ferro e di plastica, oltre a teli utilizzati presumibilmente in agricoltura. L’allevatore è quindi accusato di averli interrati a un profondità tra il metro e i due metri e mezzo, in un terreno di proprietà che misura circa 800 metri quadrati, situato accanto alle strutture dell’allevamento. Le accuse mosse del sostituto procuratore Maria Rita Pantani hanno quindi trovato il favore del giudice dell’udienza preliminare, che aveva già disposto il rinvio a giudizio.
Il processo è già entrato nel vivo e ieri sono stati sentiti in udienza due testi: si tratta del tecnico dell’Arpae, che ha trovato diversi resti, che sono però difficilmente quantificabili. Secondo quanto riportato, l’allevatore – non presente in udienza e difeso dall’avvocato Michele Gatti – aveva una cinquantina circa di capi di bestiame, mentre quelli “spariti” dai registri potrebbero essere una decina. Capi non smaltiti quindi secondo quanto previsto dalla stringente normativa. Il secondo teste sentito ieri in aula è stato per l’appunto il veterinario che si è occupato dell’allevamento e che avrebbe rilevato le incongruenze a registro. La vicina che aveva presentato l’esposto non si è presentata nonostante fosse citata come teste, giustificata da motivi di salute.
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