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Aemilia, sotto protezione anche Rat: alzate le misure per la Beretti

Ambra Prati
Aemilia, sotto protezione anche Rat: alzate le misure per la Beretti

Dopo Caruso, disposta la tutela per il terzo giudice del collegio del maxi-processo. La decisione presa dal Comitato di ordine e sicurezza pubblica

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REGGIO EMILIA. Misure di protezione anche per il dottor Andrea Rat e ulteriori misure integrative, con un innalzamento della soglia di tutela personale già esistente, per la presidente del tribunale, Cristina Beretti. La decisione – arrivata nella tarda mattinata di ieri dopo una riunione fiume del Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica presieduto dal prefetto di Reggio Emilia, Maria Grazia Forte – non ha sorpreso: dopo le misure di protezione per il presidente del collegio del maxiprocesso Aemilia, Francesco Maria Caruso (ora presidente del tribunale di Bologna), disposte dalla prefettura della sua città di residenza, si attendeva infatti un provvedimento simile anche per gli altri due giudici a latere, Rat e Beretti, che il 31 ottobre scorso hanno firmato la sentenza con circa 1.200 anni di carcere complessivi per 125 dei 148 imputati. Dal giorno della storica sentenza di primo grado – le motivazioni potrebbero arrivare in gennaio – l’attenzione sui tre giudici che hanno firmato il dispositivo è stata costantemente alta, anche alla luce di diversi campanelli d’allarme.

I SEGNALI. A cominciare dalle rimostranze dentro e fuori l’aula bunker alla lettura della sentenza, passando per il clamoroso sequestro con ostaggi durato otto ore, alle Poste di Pieve, messo in atto il 5 novembre da Francesco Amato nel tentativo di mitigare la condanna a 19 anni nei suoi confronti, ritenuta ingiusta; per terminare, infine, con la minaccia (una busta con escrementi, contenente come mittente il nome di Totò Riina) arrivata la scorsa settimana, a Palermo, all’avvocato Rosario Di Legami, l’amministratore giudiziario che gestisce i beni confiscati alla cosca Grande Aracri: un tesoro del valore di 500 milioni che gli affiliati hanno sempre cercato di preservare. Da qui la decisione di innalzare le misure di tutela personale dell’intero collegio giudicante, compresa la presidente del tribunale, Cristina Beretti, già finita sotto scorta per le minacce di cui sono accusati don Ercole Artoni e l’imprenditore Aldo Ruffini.

IL TRIBUNALE. Intanto è scattato anche un cordone di sicurezza intorno al perimetro del tribunale. I parcheggi immediatamente davanti all’ingresso di Palazzo di Giustizia, così come l’intera via Borsellino e via Falcone solo sul lato tribunale, saranno riservati alle forze dell’ordine: polizia e carabinieri che, con il supporto della municipale, presidieranno in pianta stabile l’edificio. La sosta sarà consentita al pubblico negli stalli più distanti di via Paterlini. «La scorta al giudice Francesco Maria Caruso è un forte segno dello Stato», è stata intanto una delle prime reazioni, arrivata dalla componente della Commissione Antimafia, Stefania Ascari (M5S), alla protezione disposta per il giudice Caruso. —
 

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