«Bonaccini non mi ha risposto sulla richiesta di deroga»
Il presidente dell’Unione, Enrico Bini, torna a incalzare sul ripristino del servizio Spadoni, vicepresidente della Camera: «L’onere di riaprire è della Regione»
Castelnovo Monti. Anche se è un caso molto controverso, con il governatore De Luca che ha tenuto posizioni piuttosto ondivaghe, la situazione della Regione Campania sta alimentando ancora il dibattito sulla tenuta e la chiusura di molti punti nascite in tutta Italia, dibattito che ovviamente si riflette in Appennino dove il tema è al centro dell’attenzione da anni, e dove il punto nascite di Castelnovo Monti è stato chiuso nell’ottobre 2017, così come Borgotaro (Parma) e Pavullo nel Frignano (Modena). A livello nazionale in questa discussione aperta sono protagoniste dirette anche le Regioni, mentre invece l’Emilia-Romagna dopo la chiusura non ha mostrato la possibilità di riaprire un dialogo sul tema.
IL CASO CAMPANIA
Su questo punto è intervenuto il presidente dell’Unione Appennino e sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini: «Ho avuto modo di confrontarmi con alcuni funzionari del Ministero della Salute con i quali sono entrato in contatto grazie a iniziative organizzate dalla Federazione delle Aree Interne. Mi è stato confermato che c’è molto fermento su tutto il territorio nazionale, in particolare da parte dei territori che rientrano nella Strategia Nazionale Aree Interne come l'Appennino reggiano, per evitare la chiusura dei punti nascita dove è stata preannunciata, e per riaprire diversi già chiusi».
«Sul tema sono attive in particolare le Regioni, nel chiedere di ridiscutere la normativa emersa dalla Conferenza Stato Regioni del 2010 che ha fissato il numero minimo di 500 parti annui, ma anche con richieste di rivedere decisioni già prese sulla chiusura dei servizi. L’ultimo caso è il dibattito, per la verità ancora poco chiaro, che si è aperto in Campania».
Conclude Enrico Bini: «Credo vada colto l’atteggiamento di maggiore attenzione mostrato dal Ministero».
LETTERA A BONACCINI
« Per quanto mi riguarda - sottolinea il sindaco di Castelnovo Monti - continuerò a portare avanti attraverso i canali istituzionali nei quali siamo coinvolti, come la Federazione delle Aree Interne, azioni che possano portare a una revisione della chiusura di Castelnovo Monti, e in particolare all’attivazione di progetti sperimentali che possano essere applicati nei territori che fanno parte della Strategia Aree Interne, ma chiedo nuovamente alla Regione, al presidente Stefano Bonaccini e all’assessore Sergio Venturi, come già fatto nella lettera inviata lo scorso 12 ottobre ancora in attesa di risposta, se hanno la possibilità e ancor più l’intenzione di avanzare proposte per la revisione dei parametri riguardanti il mantenimento dei punti nascita in territori disagiati, e in quest’ambito di predisporre una nuova richiesta di deroga per il punto nascite di Castelnovo Monti, basata su una documentazione precisa e inoppugnabile». «Un tema che credo dovrà essere discusso anche nell’ambito di una revisione dei servizi sul territorio provinciale che dovrà prendere in considerazione anche il quadro regionale degli ospedali che avevano ottenuto una deroga temporanea lo scorso ottobre, Scandiano, Mirandola (Modena) e Cento (Ferrara), i quali tra l’altro sono in zone che non possono essere definite disagiate dal punto di vista oro-geografico e quindi tra un anno si troveranno a dover rispondere al parametro minimo di 1.000 parti annui».
IL MINISTERO
Sul punto nascite di Castelnovo torna a farsi sentire la vicepresidente della Camera e parlamentare del M5S, Maria Edera Spadoni. Che nuovamente passa la palla alla Regione. «Il ministero della Salute è informato dei disagi che ha comportato la chiusura dei punti nascita montani, specialmente quelli del territorio emiliano. Ne è a conoscenza poiché sono stata io stessa, nell’ultimo incontro con l’ex sottosegretario con delega ai punti nascita Fugatti, a sollevare la questione facendo leva appunto sul disagio e sui lunghi tempi di percorrenza che dividono il Comune dal primo punto nascita più vicino. Il problema del disagio è stato anche sollevato, direttamente con il capo della segreteria tecnica della ministra Grillo, dal Cisadep ossia il Coordinamento Italiano Sanità Aree disagiate e periferiche, incontrati da quest’ultimo al ministero della Salute in data 22 novembre».
«TOCCA ALLA REGIONE»
«Torno a ribadire che è inutile continuare a sostenere che la colpa della chiusura, e quindi anche l’onere della riapertura, dei punti nascita sia in capo al Ministero della Salute questa è di competenza della Regione Emilia-Romagna. Quest’ultima potrebbe altresì aprire in qualsiasi momento, anche adesso, il punto nascita andando a intervenire sulla famosa turnazione del personale medico-ospedaliero, ma come si può ben notare non è tra le sue priorità» incalza la vice presidente Spadoni.
«NON HA RISPOSTO»
«A seguito dell’incontro tenutosi lo scorso giugno a Castelnovo Monti, ho inviato una lettera al presidente della Regione Emilia-Romagna per richiedere la riapertura del punto nascita, lettera alla quale non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Come ho affermato anche lo scorso sabato 17 novembre, durante un incontro con i Comitati di Borgo Val di Taro, altro Comune che ha visto la chiusura del punto nascita, non appena verrà confermato il nuovo Sottosegretario al Ministero della Salute con delega ai punti nascita sarà mia premura incontrarlo per sottoporgli la questione e riportare il diritto a nascere in montagna in tutti i Comuni dove questo è stato cancellato» conclude la Spadoni . —
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