Reggio Emilia, il manoscritto di Piero della Francesca vola all'Ermitage di San Pietroburgo
Dal 6 dicembre il “De prospectiva pingendi” di Piero della Francesca, custodito alla Panizzi, sarà esposto a San Pietroburgo. Roberto Marcuccui: «Sarò io ad accompagnarlo e a curare l’allestimento»
REGGIO EMILIA. «Sicuramente si tratta di una grande responsabilità. E, soprattutto, è la prima volta che dovrò “accompagnare” un manoscritto tanto importante così lontano». A parlare è Roberto Marcuccio, responsabile del settore libri antichi e manoscritti della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e il manoscritto ci cui si parla è il “De prospectiva pingendi” di Piero della Francesca.
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È la prima volta che al Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo arriveranno affreschi e manoscritti di Piero della Francesca, uno dei più grandi maestri del Rinascimento, il “monarca della pittura”. I capolavori dell’artista verranno concessi temporaneamente da musei italiani, spagnoli, portoghesi e britannici. E dalla collezione della Biblioteca Panizzi giungerà per l’appunto il “De prospectiva pingendi”. Un’occasione unica per ammirare le opere del maestro, non rappresentato altrimenti nei musei russi. La mostra aprirà al Palazzo d’Inverno il 6 dicembre 2018 per chiudersi il 10 marzo 2019. «Tre mesi – puntualizza il dottor Roberto Marcuccio – è il tempo massimo concesso per il prestito».
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Il viaggio del “De prospectiva pingendi”, e del dottor Roberto Marcuccio, è circondato dal massimo riserbo: parole d’ordine stretta sorveglianza e rigidissime misure di sicurezza. «Il mio compito – conferma Marcuccio – è di vigilare sul manoscritto durante il viaggio e, arrivati a destinazione, controllare e sovrintendere all’allestimento al Museo Statale dell’Ermitage. Resterò a San Pietroburgo fino al 7 dicembre. Per quanto riguarda il viaggio di ritorno del manoscritto, a marzo, sarà rispettato lo stesso protocollo. Anche se non so se sarò io, o forse lo stesso direttore della Panizzi Giordano Gasparini, a riaccompagnare il manoscritto a Reggio».
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Non è la prima volta che il “De prospectiva pingendi” esce dalle mura del palazzo di via Farini: nel 2006 è stato ospitato agli Uffizi di Firenze e nel 2001 nel castello dei Malatesta a Rimini. Luoghi importanti e prestigiosi anche se è innegabile come la mostra di San Pietroburgo possa dare al manoscritto di Piero della Francesca conservato alla biblioteca Panizzi una visibilità finalmente internazionale.
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L’antico codice conservato a Reggio Emilia è stato trascritto da un anonimo copista in italiano “volgare”, con annotazioni e disegni dello stesso Piero della Franscesca, e rappresenta una tappa importante nello sviluppo delle scienze e delle arti nel periodo rinascimentale. Del volume dalla fine del Quattrocento e per oltre due secoli si persero le tracce. Solo nel 1734 se ne ritrova traccia nel catalogo della biblioteca di proprietà del patrizio veronese Giulio Saibante.
Da lì in poi diversi passaggi di mano, da una collezione privata all’altra, fino al primo ventennio del 1800 quando venne acquistato dal reggiano Giovanni Battista Venturi, poliedrico scienziato, ingegnere e diplomatico. Nel 1921, dopo la dispersione della raccolta di Venturi, il codice fu inserito casualmente tra fascicoli di appunti e acquisito dalla Biblioteca municipale di Reggio. Fu l’allora direttore Bruno Fava, nel 1972, a capirne il valore. Così nel 1975 il volume venne restaurato e, nel 1996, esposto per la prima volta alla Panizzi.
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