Riposo per allattamento negato a un poliziotto La questura perde al Tar
reggio emilia. Con una sentenza il Tar di Parma ha condannato la questura di Reggio Emilia al pagamento delle spese legali, per un totale di duemila euro, affrontate da un poliziotto reggiano che lo...
reggio emilia. Con una sentenza il Tar di Parma ha condannato la questura di Reggio Emilia al pagamento delle spese legali, per un totale di duemila euro, affrontate da un poliziotto reggiano che lo scorso anno ha fatto ricorso contro la mancata concessione di un permesso “per allattamento”. La vicenda è stata denunciata dal Siap provinciale, il Sindacato italiano appartenenti polizia, e raccontata dal segretario Giovanni Punzo.
«Il collega – racconta il sindacalista – aveva richiesto un permesso di esenzione dal lavoro per due ore al giorno, al fine di poter stare a casa con la moglie che, seppur casalinga, era malata e invalida. In questo modo poteva darle una mano a crescere il figlio». Si tratta in sostanza dell’applicazione dell’articolo 40 del decreto legislativo 151 del 2001, in materia di riposo giornaliero esteso al padre del bambino anche nell’ipotesi in cui, appunto, la madre sia casalinga. Come si legge nella sentenza emessa dal Tar, il 3 ottobre dello scorso anno il poliziotto aveva presentato domanda per poter beneficiare di questa esenzione ma il 14 ottobre un decreto firmato dal questore – all’epoca dei fatti era ancora Isabella Fusiello – ha rigettato questa richiesta.
Il poliziotto, assistito dal Siap, ha quindi presentato ricorso e il 27 novembre 2017 la questura si è costituita in giudizio. Circa un mese dopo, il 12 dicembre, il questore ha poi concesso all’agente il permesso richiesto ma con riserva, subordinandolo cioè alla decisione del Tar. Il procedimento è poi andato avanti fino a novembre di quest’anno quando il tribunale di Parma, pur essendo ormai il bambino troppo grande per rientrare nei criteri di concessione del permesso, ha condannato la questura al pagamento delle spese legali per duemila euro.
«Siamo rammaricati che per tutelare un diritto riconosciuto bisogna rivolgersi ai tribunali», conclude Punzo, mentre da parte sua la dirigenza di via Dante fa sapere che la concessione di tali permessi, sostanzialmente chiarita da una circolare ministeriale, si presta ad interpretazioni. —
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