I gestori del circolo hard Giano Bifronte si difendono attaccando la legge Merlin
Durante l’udienza premilinare la difesa solleva un’eccezione di incostituzionalità, il caso potrebbe approdare alla Consulta
Una eccezione di incostituzionalità sulla legge Merlin che si intreccia con il caso Gianpaolo Tarantini (l’imprenditore barese accusato di inviare le escort a palazzo Grazioli all’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi). E che, come quel processo, potrebbe finire davanti alla Corte costituzionale in primavera. Oppure risolversi, per i due reggiani indagati, in un nulla di fatto ancor prima che si apra il processo. Questa la “svolta” – con una inconsueta concordanza tra accusa e difesa – avvenuta in tribunale a Reggio, davanti al Gup Giovanni Ghini, sulla vicenda del “Giano Bifronte”, il club di via Brigata Reggio che oggi non esiste più.
LA VICENDA
Per quella vicenda che suscitò parecchio scalpore si discute la responsabilità di Guido Beretti, all’epoca presidente del circolo e difeso dall’avvocato Antonio Sarzi Amadè, e Davide Ascari, vicepresidente difeso dall’avvocato Liborio Cataliotti. Entrambi sono accusati di favoreggiamento della prostituzione e di aver tollerato che nel locale si esercitasse il meretricio; entrambi negano ogni addebito, sostenendo che nel club, dove si pagava una tessera per entrare, si beveva soltanto. Secondo la difesa i titolari – liberi e non presenti aula – sarebbero stati all’oscuro delle prestazioni aggiuntive pattuite dalle ragazze in autonomia, da loro scoperte solo dopo l’indagine senza che ne abbiano tratto alcun vantaggio economico. Siamo in una fase preliminare e i difensori sono arrivati agguerriti davanti al Gup, Giovanni Ghini. Cataliotti e Sarzi Amadè hanno sollevato un’eccezione di incostituzionalità collegandosi al processo Tarantini (quest’ultimo accusato di reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, mentre i due reggiani solo di favoreggiamento), che ha subìto uno stop proprio in attesa del pronunciamento dell’organo di garanzia. I difensori hanno presentato un’altra obiezione sulla “tolleranza” della prostituzione, sostenendo che la tolleranza passiva, senza alcuna agevolazione, non può essere punibile.
PARERE delL’ACCUSA
Il colpo di scena è consistito nel fatto che il pm Giacomo Forte, che rappresenta l’accusa, ha dato parere favorevole, ritenendo legittima l’obiezione in punta di diritto che fa perno sulla libertà del singolo anche di vendere il proprio corpo, se un terzo non ne trae vantaggio. Il giudice dell’udienza preliminare ha fissato un’udienza intermedia per il 13 dicembre, per dare tempo ai difensori di produrre un’integrazione documentale e ordinanze su casi analoghi già raccolte dai legali di Tarantini, cui seguirà una seconda udienza da fissare a gennaio, quando il Gup deciderà se trasmettere il fascicolo alla Corte Costituzionale per riunirlo al processo Tarantini oppure procedere al rito abbreviato con conclusione immediata.
Una disponibilità, quella del Gup, che è stata accolta positivamente dai legali. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
