Le vite spezzate di donne e bambini nelle organizzazioni criminali Gli studenti interrogano gli esperti
REGGIO EMILIA. Gli incontri che caratterizzano il Festival della legalità “Noicontrolemafie” hanno la particolarità non solamente di informare, ma anche di stimolare il dialogo e il dibattito costruttivo in merito alle questioni che riguardano il fenomeno mafioso.
Ieri mattina all’hotel Mercure-Astoria tutto ciò non è mancato.
Gli studenti degli Istituti superiori Matilde di Canossa, Chierici, Zanelli e Galvani-Iodi hanno posto tante domande diverse in merito al tema “Bambini, donne e falsi miti della mafia”, a cui a turno hanno risposto lo storico Antonio Nicaso, il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e il giornalista Bruno Palermo, autore del libro “Al posto sbagliato: storie di bambini vittime di mafia”. La prima studentessa a intervenire è stata Anna del liceo Matilde di Canossa che ha chiesto al magistrato come sia la vita dei bambini cresciuti in ambienti mafiosi.
Di padre in figlio
«Sono senz’altro diversi – ha risposto Gratteri – Si nutrono costantemente di ciò che vedono nell’ambiente famigliare. Per loro diviene normale additare un poliziotto perché è così che fanno i genitori, o rispettare un codice mafioso perché quelle sono le regole». Altre due compagne della giovane hanno invece chiesto quale sia il ruolo delle donne e se ci siano stati episodi di ribellione.
A ciò ha voluto replicare lo storico Nicaso: «La donna è sempre stata considerata debole, incapace di tenere segreti dell’organizzazione. Proprio per questo la maggior parte di loro ha sempre svolto ruoli semplici e secondari. C’è chi ha detto no alle scelte della mafia, soprattutto per quanto riguarda i matrimoni combinati; c’è anche chi per vendicare figli e mariti ha imbracciato le armi ignorando ogni tipo di regola o codice». Un altro studente dello Zanelli ha domandato al giornalista Palermo se sia mai stato rispettato il patto di non uccidere donne e bambini.
falsi miti
«Sono stati tanti i tentativi da parte dei boss di avvalersi di ciò, ma in realtà non è mai accaduto. Non solo queste vittime innocenti sono andate incontro alla morte, ma hanno anche dovuto assistere all’uccisione dei propri cari».
Politica e religione sono stati altri due temi toccati durante il dibattito. In particolare si è parlato dei casi di politici che hanno chiesto pacchetti di voti ai capi mafiosi. —
N.N.
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