Gazzetta di Reggio

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sanità 

Mattarella scrive all’ostetrica non vaccinata

Roberto Fontanili

Sul tavolo del capo dello Stato il caso della reggiana che per due trapianti di fegato non può lavorare negli ospedali emiliani

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Il caso dell’ostetrica reggiana Emilia Bonacini che non può lavorare negli ospedali della nostra regione perché non può vaccinarsi, dopo aver subito due trapianti di fegato, è finita sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A smuovere le acque è stata la mamma Renza Amaducci, che al pari del papà non si è mai arresa e qualche mese ha inviato una lettera a Mattarella per spiegare la situazione kafkiana che sta vivendo la figlia. Qualche giorno fa è arrivata alla giunta regionale e, per conoscenza alla mamma di Emilia, la lettera con la quale il segretario generale della Presidenza della Repubblica chiede alla Regione di fornire una risposta alla persona interessata e di tenere informato sull’evolversi della questione lo stesso capo dello Stato. La lettera, pur senza entrare nel merito della vicenda, sollecita una risposta.

La vicenda

La giovane reggiana, molto prima di laurearsi nel 2016 in Ostetricia all’Unimore ha dovuto subire due trapianti di fegato. Di conseguenza non può vaccinarsi, come invece è obbligatoriamente previsto dalle normative regionali per ottenere l’idoneità a lavorare negli ospedali. Affiancata fin dall’inizio dalla sua famiglia, non si è arresa ai primi no e al rifiuto di concederle l’idoneità arrivati dagli ospedali regionali, e ha intrapreso una lunga battaglia. Emilia in questi mesi ha continuato a muoversi: ha partecipato a concorsi in regioni come Lombardia e Veneto, dove non è obbligatoria la vaccinazione per gli operatori sanitari. E ha inviato lettere a destra e manca per spiegare che il non vaccinarsi non è una scelta ma un obbligo, se non vuol rischiare di morire.

La lettera

«Mia mamma è un caterpillar – dice Emilia dopo la risposta del presidente Mattarella – si è messa in moto e da quando abbiamo iniziato il nostro confronto con la Regione, ha scritto a tante personalità. Nella sua risposta la Presidenza della Repubblica invita la Regione a fare ulteriori chiarimenti. Dopo la lettera è probabile che nelle prossime settimane la Regione ci convochi per un altro incontro. Nel frattempo ho macinato altri concorsi e prove di ammissione e da settembre non mi sono mai fermata un attimo». Ha sostenuto l’esame orale a Cesena e altre tre prove, l’ultima delle quali fallita per un soffio a Varese. «Agli orali, mi conosco, non prenderò mai il massimo dei voti e poi nella formazione delle graduatorie conta molto il curriculum e le esperienze precedenti, ma non mi arrendo», aggiunge.

Il cortocircuito

La stessa Regione che si trova nell’ impossibilità di assumere Emilia senza infrangere una normativa che ha approvato per tutelare mamme e bambini, è in mezzo al guado. Per cercare una via di uscita l’assessorato alla Sanità ha programmato nelle prossime settimane un incontro con alcuni esperti della materia. «La mia preoccupazione è che altre regioni possano seguire l’esempio della nostra Regione. A quel punto non mi resterà che andare all’estero», conclude scherzando, ma non troppo, Emilia. —



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