Gazzetta di Reggio

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L’APPELLO 

Nove agenti penitenziari di nuovo alla sbarra

Ambra Prati
Nove agenti penitenziari di nuovo alla sbarra

Si è aperto ieri a Bologna il processo di secondo grado dopo l’assoluzione Sono accusati di aver pestato in carcere un rapinatore georgiano

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Colpo di scena alla riapertura, in Corte d’Appello a Bologna, del processo di secondo grado che vede alla sbarra ben 9 agenti di polizia penitenziaria, accusati di aver pestato in carcere un ladro georgiano, Guram Shatirihvilli, 25 anni. Devono rispondere dei reati di lesioni pluriaggravate in concorso, con l’aggiunta di una serie di aggravanti: l’aver agito per futili motivi, l’abuso di autorità, approfittando dello stato di inferiorità della vittima incarcerata. La Corte ha disposto una parziale rinnovazione dell’istruttoria: il georgiano, parte offesa, deporrà in aula il 26 marzo prossimo.

ALL’ORIGINE UN FURTO

Nel luglio 2012 Guram viene pizzicato, insieme a un complice, mentre compie un furto in una cantina di via Mantegna, in zona Canalina. Nel tentativo di assicurarsi la fuga, il georgiano strappa la pistola dalla fondina di un poliziotto e spara all’agente più di una volta, ma è inserita la sicura e, dopo una colluttazione violenta, il malvivente viene arrestato. Per quell’episodio Guram viene in seguito condannato a nove anni e mezzo per rapina, ma assolto dal reato di tentato omicidio del poliziotto. Ma quando, in carcere, viene intercettato un colloquio fra il giovane e la madre (la Mobile cercava di captare i nomi della banda sfuggita alla cattura) quest’ultima chiede al figlio: “Ma ti picchiano ancora?”.

Da lì parte un’indagine, coordinata dal pm Maria Rita Pantani, che ritiene Guram al centro di un pestaggio sistematico in carcere, interpretato come una ritorsione nei confronti di chi ha tentato di uccidere un agente. Secondo l’accusa almeno in tre occasioni (fra il 9 e il 10 luglio 2012) il giovane appena arrestato, ai tempi 19enne, viene fatto uscire dalla cella e colpito con calci e pugni in più parti del corpo, causandogli fratture costali giudicate guaribili in oltre 40 giorni.

Alla sbarra finiscono nove guardie penitenziarie: Andrea Ambrogi (41 anni), Vincenzo Coccoli (40), Marco Lettieri (40), Andrea Affinito (40), Roger Farinaro (32), Pasquale Zorobbi (31), Domenico Gasparro (27), Carmine Nocera (29) e Claudio Pingiori (46), difesi dagli avvocati Liborio Cataliotti, Federico De Belvis e Donata Cappelluto di Parma.

L’ITER GIURIDIZIARIO

Nonostante il pm Pantani abbia chiesto una condanna a 5 anni per ciascun imputato, in primo grado il giudice monocratico Alessandra Cardarelli ha assolto gli agenti. Un’assoluzione con formula dubitativa: anche a voler credere al detenuto, sono stati certamente fallaci i riconoscimenti fotografici della vittima, che ha indicato guardie per certo assenti dal lavoro.

Avverso a questa sentenza hanno impugnato sia l’accusa sia la parte civile, cioè Guram, difeso dall’avvocato Fulvio Orlando di Modena, costituitosi insieme alla madre quantificando una provvisionale totale di 15mila euro.

Ieri a Bologna la prima udienza in Appello. L’avvocato Orlando ha chiesto di rinnovare il mezzo di prova della testimonianza della vittima; il Pg Valter Giovannini si è opposto sostenendo che il problema non è l’attendibilità della vittima ma il riconoscimento non andato a buon fine e le difese si sono associate. Ma la Corte ha ritenuto di accogliere la richiesta inividuando il “punto debole” tra la deposizione inizialmente resa dalla vittima e quella resa in seguito davanti al giudice. —



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