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Paolo Burani non si ricandida e in una lettera spiega il perché

Il sindaco Paolo Burani
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Il sindaco Paolo Burani

Cavriago, il sindaco lo ha comunicato ai cittadini nel giornale del Comune diffuso in questi giorni. «L’amministrazione ha dovuto fronteggiare anche gli oppositori interni»

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CAVRIAGO. “Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”. Un detto che a leggere le parole del sindaco Paolo Burani, sull’edizione on line dell’ultimo numero del giornale del Comune “Paese nostro” in distribuzione in questi giorni in ogni casa, calza a pennello per la decisione di rinunciare a ricandidarsi.

Non mi ricandido. Paolo Burani, infatti, in una lettera aperta indirizzata ai cittadini «fonte e terminale dell’impegno di un amministratore pubblico», spiega perché non si presenterà alle comunali di maggio 2019, pur avendo governato per una sola consigliatura.

Una lettera lunga – due pagine fitte – sincera, nella quale l’amarezza trasuda. Il passaggio politico è alla fine della prima pagina: «L’amministrazione comunale, oltre all’opposizione che spesso ha agito con attacchi personali, ha dovuto fronteggiare anche gli oppositori interni, si è dovuta difendere da coloro che in teoria avrebbero dovuto aiutarla. Questo non ha fatto altro che aumentare la solitudine e le difficoltà di un ruolo come quello del sindaco». In effetti Burani in questi cinque anni di mandato ha dovuto parare le bordate interne in almeno due occasioni: nel 2016 quando, assumendo due persone con i voucher, ha scatenato l’opposizione della Cgil e di alcune frange del Pd locale e reggiano e con “il caso” della scuola Rodari. Il Comune ha lavorato sul un progetto di ristrutturazione e ampliamento, un comitato con l’anima più a sinistra della sinistra di governo, ha proposto un referendum per la costruzione di un nuovo edificio, consultazione che alla fine – era il 22 aprile scorso – li ha visto perdenti. Il risultato: anni di conflitti e lacerazioni. Fino, forse, a non poterne più.

Perchè lascio. Perché Burani che ha iniziato la sua carriera politica nella Dc, è transitato nel Partito Popolare e poi nella Margherita, elenca altri motivi che lo hanno indotto al passo indietro. In primis l’esigenza di uomini e idee sempre nuove in una fase nella quale «le condizioni sociali ed economiche evolvono a ritmi velocissimi. Alla fine di una consigliatura – scrive Burani – si deve ridiscutere tutto, persone e obiettivi programmatici».

E poi il peso di un ’attività amministrativa nella quale «il carico di responsabilità e funzioni è cresciuto a dismisura: dalla criminalità ai dissenti idrogeologici, dalle violenze alle persone ai problemi delle sanità» ma contestualmente «il governo centrale ha via via tolto ogni autonomia finanziaria ai Comuni». Ce n’è anche per i cittadini nella lettera di Burani, per i quali Facebook è diventata «la fonte della verità» e le soluzioni degli amministratori «sono considerate frutto di persone non competenti, lontane dalla realtà». Con la conseguenza – secondo il sindaco – di una profonda trasformazione della comunità «dove tutti hanno diritti ma nessuno ha dei doveri» e dove «si è perso di vista il bene comune». Per tutto questo “l’era Burani” sta volgendo al termine. —

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