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Reggio Emilia, taser agli agenti di polizia penitenziaria. Il ministro della Giustizia dice “no”

Il Guardasigilli risponde a un’interrogazione della reggiana Fiorini, deputata Forza Italia: «Per ora niente sperimentazione»


02 dicembre 2018


REGGIO EMILIA. Il Taser agli agenti penitenziari di Reggio Emilia? Per il momento no. A chiedere lo strumento di autodifesa – dopo l’aggressione del comandante da parte di un detenuto avvenuta l’8 giugno e l’incendio di una cella otto giorni più tardi da parte di un secondo recluso inneggiante all’Isis – è stata Forza Italia, con un’interrogazione al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a prima firma della deputata reggiana forzista, Benedetta Fiorini.

LA SPERIMENTAZIONE

Il Taser è in dotazione sperimentale agli agenti della Questura. A ottobre, usando lo strumento, hanno arrestato un senegalese con problemi mentali che aveva ferito un connazionale e poneva resistenza. È stato il primo arresto in Italia da parte di agenti della polizia con l’uso del Taser, applaudito dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che su Facebook aveva confermato «la volontà di estendere la sperimentazione alla polizia ferroviaria, alla polizia locale e, dopo un accordo con il ministro della Giustizia, nelle carceri alla polizia penitenziaria». Una richiesta a stretto giro arrivata anche da Michele Malorni del Sappe, che ha auspicato il raggiungimento dell’accordo.

LA VICENDA

L’8 giugno, alla Pulce, il comandante della Penitenziaria, Mauro Pellegrino, è finito al pronto soccorso con tre agenti intervenuti in suo aiuto dopo aver subito un’aggressione da parte di un detenuto. L’aggressione è avvenuta nella sezione Antares, dove era stato assegnato, Mohamed Ouahrane, marocchino di 35 anni classificato islamico a rischio radicalizzazione, che a Piacenza aveva già assalito un agente; da qui il trasferimento a Reggio. Seguito da medici e psichiatri, per due mesi il detenuto è stato corretto. Poi sono cominciati comportamenti anomali. Per comprenderne le ragioni, il comandante si era recato a fargli visita. Il detenuto sembrava tranquillo, ma all’improvviso è saltato addosso al comandante e gli ha sferrato cinque pugni. Il detenuto è stato trasferito in altri carceri dove si è reso protagonista di nuovi episodi di violenza. Ora è sottoposto a vigilanza speciale.

IN PARLAMENTO

È da questo episodio che è partita l’interrogazione della parlamentare reggiana di Forza Italia, Benedetta Fiorini. Nella sua risposta alla Camera, tuttavia, il guardasigilli afferma che «l’amministrazione penitenziaria, pur avendo preso parte ai lavori del gruppo tecnico (istituito nel novembre 2017 presso l’ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia del dipartimento di pubblica sicurezza) ha ritenuto di soprassedere, in questa prima fase, alla sperimentazione della pistola elettrica in ambito penitenziario, ferma restando la possibilità di valutare possibili proiezioni future dell’impiego di tale dispositivo anche in tale delicato contesto». Dall’interrogazione emerge che a Reggio – dove con il superamento degli Opg l’intera struttura penitenziaria è stata trasformata in casa circondariale – è stato implementato di recente il numero delle telecamere di sorveglianza e, come in tutta Italia, è stato diramato un protocollo interno per aumentare la sicurezza degli agenti.

I PROBLEMI DELLA PULCE

Il problema principale, ammette però anche il ministro, è quello della carenza di organico. Alla Pulce risultano infatti in servizio 192 unità di polizia penitenziaria a fronte di una previsione in pianta organica pari a 240, con una carenza di organico pari al 20%. Considerato, poi, che la popolazione detenuta presente è pari a 389 unità a fronte di una capienza pari a 297 posti, il rapporto personale-detenuti, che mediamente si attesta sul 62% risulta, «nell’istituto in questione, particolarmente deficitario», riducendosi al 49,3%. Su questo fronte, sottolinea Bonafede, si prevede l’ingresso di nuovo personale, attualmente in formazione nelle apposite scuole di polizia. —

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