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«Chi lavora anche da due anni non avrà più un permesso»

Am.P.
«Chi lavora anche da due anni non avrà più un permesso»

Intervista a Luigi Codeluppi, presidente della Dimora d’Abramo «Solo il 40% delle richieste di soggiorno ottiene il via libera» 

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l’ITER

«Non solo il decreto Salvini non incide positivamente, ma soprattutto non tiene conto dell’esistente. Oggi secondo una stima nei Cara e nei Cas ci sono 141mila migranti, più 37mila nel sistema Sprar. Persone presenti sul territorio anche da due anni, che magari lavorano e non potranno più ottenere un permesso di soggiorno». Luigi Codeluppi, presidente della Dimora d’Abramo, spiega cosa comporta la nuova normativa, in vigore dal 5 novembre. È questa la data spartiacque: qualunque straniero non abbia ottenuto un permesso di protezione umanitaria entro quella data rimarrà con un pungo di mosche. In questi anni la modalità era fare richiesta di “permesso di soggiorno temporaneo di protezione umanitaria” per non cadere in clandestinità; l’alternativa era il ricongiungimento familiare o avere un datore di lavoro che garantisse per il soggetto all’estero. Per chi faceva richiesta del permesso umanitario partiva un iter di un anno nel programma di accoglienza, più in media un altro anno in attesa della risposta della Commissione Territoriale; il che consentiva allo straniero di “guadagnare tempo”, presentando un solo ricorso avverso la Commissione, e nel frattempo trovare casa e lavoro.

La stretta, sottolinea Codeluppi, c’era già stata. «Completato l’iter, fino a due anni fa avevamo un 80% di permessi di soggiorno umanitari e l’altro 20% di protezione internazionale o sussidiaria (lo status di rifugiato). Poi la ridefinizione dei termini ha fatto sì che siamo al 40% di sì rispetto alle richieste esaminate, il 50% di dinieghi, 8-10% di rifugiati. Ora il permesso umanitario è stato abolito con la motivazione che era troppo generico e sostituito con altri permessi di soggiorno speciali: molto più restrittivi, di breve durata e soprattutto non convertibili in permessi di soggiorno per lavoro, cosa che invece il permesso umanitario permetteva». L’altro tema, prosegue Codeluppi, è che «rispetto agli Sprar, che prevedono una seconda accoglienza sia per i richiedenti asilo sia per chi ha un permesso umanitario (sei mesi rinnovabili di altri sei), ora il Decreto separa completamente le due strade: oggi può accedere allo Sprar solo chi è già stato riconosciuto rifugiato». —

Am.P.

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