Coop e costruzioni nuova scossa Cmc in concordato
Crisi nel colosso ravennate dopo Unieco e Coopsette Contenzioso in Kuwait, due dipendenti bloccati all’estero
REGGIO EMILIA. Grazie alle commesse all’estero, era considerato l’esempio da seguire mentre i colossi gemelli reggiani, Coopsette e Unieco, stavano crollando sotto il peso dei debiti e l’eccessiva esposizione sul mercato interno. Ora Cmc Ravenna, altro gigante della cooperazione rossa che aveva superato la Grande Crisi grazie anche al portafoglio ordini estero, si trova a giocare in difesa puntando sulla carta del concordato in bianco per evitare di essere aggredito dai creditori e cercando al contempo di ottenere i suoi di crediti verso privati e pubblica amministrazione.
LA NUOVA CRISI
L’edilizia sembra nuovamente in forte crisi. Dopo Astaldi nei giorni scorsi, infatti, tocca ora a Cmc - quarto gruppo italiano e circa 9mila lavoratori - decidere di richiedere l’ammissione alla procedura di concordato preventivo con riserva. Intanto due dipendenti della società sono bloccati da una settimana in Kuwait proprio per un contenzioso milionario su un appalto. La scelta del concordato, secondo Cmc «visto l’attuale frangente di tensione finanziaria» rappresenta la strada più efficace «per porre in sicurezza il patrimonio della società e tutelare, in tal modo, tutti i portatori di interessi». A novembre infatti il gruppo aveva annunciato che avrebbe sospeso il pagamento di una rata di bond in scadenza il 15 novembre a causa di mancati pagamenti per 108 milioni di euro.
ALLERTA DEBITO
L’allarme era partito all’inizio di ottobre quando l’azienda aveva comunicato che nessuno di sei pagamenti ritardati e attesi per fine settembre era stato saldato. Tra i debitori anche Anas che aveva però poi saldato i suoi conti da 50,6 milioni. A fine ottobre poi Cmc aveva deciso di rivolgersi a Mediobanca e allo studio Zoppini per «intraprendere tutti gli approfondimenti necessari a gestire la contingente situazione di tensione finanziaria, peraltro caratteristica di tutto il comparto di mercato in cui la cooperativa opera». Sabato la decisione, in attesa del piano concordatario per il risanamento «attraverso il presumibile ricorso al concordato con continuità aziendale» che è «in fase di avvio di elaborazione e necessita di ulteriore tempo per essere finalizzato e formalizzato».
GRANA KUWAIT
Per quanto riguarda la situazione che si è venuta a creare in Kuwait il gruppo ravennate ha assicurato «che farà tutto il necessario perché i due dipendenti possano tornare in Italia nel più breve tempo possibile» e spiega che lo scorso 28 novembre, i due lavoratori Ricardo Pinela e Andrea Urciuoli «sono stati immotivatamente e pretestuosamente trattenuti in arresto» con l’accusa di aver trafugato alcuni macchinari, immediatamente smentita vista la non sussistenza del fatto. Dopo una notte di reclusione, questi sono stati quindi scarcerati ma restano bloccati nel Paese. Secondo quanto scrivono alcuni giornali romagnoli i due dipendenti sarebbero trattenuti dopo la decisione della coop di recedere da un contratto da 22 milioni di euro per realizzare un quartiere residenziale a 40 km da Kuwait City. —
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