«Cerchiamo 1.200 periti ma i diplomati sono 100 L’alternanza è la chiave»
L’iniziativa resa necessaria dal potenziale taglio delle ore per l’alternanza scuola e lavoro che a Reggio è pratica ormai consolidata
REGGIO EMILIA. Federmeccanica ha lanciato da qualche giorno la petizione (sulla piattaforma online change.org) denominata “Più alternanza. Più formazione”. Un’iniziativa che ha già raggiunto circa 20mila adesioni e pone l’attenzione su un problema che a Reggio è di forte impatto: la riduzione delle ore dell’alternanza scuola lavoro. Vale a dire quel sistema che permette di coltivare e poi reclutare i giovani da inserire nelle aziende per colmare l’immenso deficit tra domanda e offerta. «Non si possono tagliare le ore e le risorse per l’alternanza e togliere il credito di imposta per la formazione funzionale a Industry 4.0» afferma Claudio Bombardi, vice presidente del gruppo Metalmeccanico di Unindustria. Che chiede la conferma per gli istituti tecnici e professionali delle 400 ore di alternanza scuola lavoro e delle risorse per le scuole. «Io rappresento le piccole aziende sotto 50 dipendenti - spiega Bombardi - Anche noi accogliamo i giovani nelle nostre aziende per iniziare un percorso verso un posto di lavoro praticamente sicuro. In questa fase che sta attraversando con scarsa occupazione giovanile è sbagliato ridurre le ore di alternanza scuola lavoro. Ben venga la petizione».
L’effetto, come detto, su Reggio Emilia è evidente, essendo una delle province con più imprese partecipanti al progetto di alternanza: ben 942, più di Roma (765) o di Bologna (810). In pratica un primato, con tassi davvero alti. L’alternanza e la formazione riguardano un tema di interesse generale: la mancanza di competenze utili all’industria non è solo un problema per le imprese, lo è anche per i giovani, per i lavoratori e per il Paese. Come risulta dall’indagine di Federmeccanica il 48% delle aziende metalmeccaniche hanno difficoltà a reperire personale. Il 42% delle imprese non trova i profili con competenze altamente tecnologiche avanzate e digitali. Mentre il 45% delle nostre aziende fatica a reperire persone con competenze tecniche di base tradizionali. A livello locale il 49% delle imprese fatica a trovare il personale in possesso di competenze tecniche, principalmente a causa del ridotto numero di candidati. Davanti queste difficoltà gli imprenditori in molti casi sono costretti ad orientarsi su profili non totalmente in linea con i fabbisogni aziendali». —
E.L.T.
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