Chiesa gremita per salutare Gian Carlo Signori
Ieri pomeriggio i funerali del medico stroncato da un infarto a 64 anni. La cerimonia religiosa celebrata da don Daniele Simonazzi
Reggio emilia. In una chiesa del cimitero monumentale gremita, con parecchie persone rimaste fuori, si sono svolti ieri alle 14 i funerali di Gian Carlo Signori, il medico di 64 anni morto improvvisamente venerdì scorso stroncato da un infarto. La scomparsa del medico, molto apprezzato per le sue capacità professionali e per l’umanità con la quale svolgeva la sua missione, ha provocato grande cordoglio in città. E ieri sono stati in moltissimi a portare il loro ultimo saluto a Signori: a stringersi attorno alla moglie Francesca e alle figlie Angela e Cecilia il fratello di Gian Carlo, tanti medici e tantissimi pazienti, amici, conoscenti, compagni ed ex compagni di scuola delle figlie.. È stato don Daniele Simonazzi, e non poteva essere altrimenti, a presiedere la cerimonia funebre. Non solo don Daniele aveva celebrato anni fa il matrimonio tra Francesca e Gian Carlo ma in tutti questi anni non aveva mai perso i contatti con il medico e la sua famiglia. «Siamo qui – esordisce don Simonazzi – per il legame che avevamo con Gian Carlo. Ma la parola di Dio ci parla di un legame diverso. Le domande che in questi casi ci facciamo non contano nulla: era giovane? Ma come stava? Come mai? Conta invece quello che abbiamo letto poco fa: Isaia si rivolge al popolo d’Israele sradicato dalla propria terra per non avere riconosciuto un legame, annunciando che un giorno il Signore farà un gran banchetto per rinnovare il legame ed eliminerà la morte per sempre». E ancora: «Eliminare la morte per sempre sarebbe l’ideale per un medico. Ma non è possibile. Allora cosa stiamo qui a fare? In virtù di che cosa accettiamo la morte? In virtù del legame di cui abbiamo parlato. Per fregare la morte sarebbe necessario non farle trovare niente perché significherebbe che la nostra vita l’abbiamo già data. Chiediamoci che vita abbiamo fra le mani e sapremo sfidare la morte. Al contrario, se pensiamo che della morte meno si parla e meglio è, mi vengono forti dubbi su quanto possiamo conoscere la carità. Perché la carità parte dalle condizioni degli altri». «Di fronte a questo – conclude don Simonazzi – c’è qualcosa d’altro che fa di un medico un buon medico: “sentire compassione”, “patire insieme”. Ed è di fronte alla compassione che Gesù spezza il pane».
Dopo la partecipata e commovente funzione religiosa, la salma è stata portata a Coviolo per essere cremata. —
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