«Il primo negozio di famiglia fu... un cavallo. Era il 1911»
I fratelli Silvana e Natale , titolari della Biancheria Munarini aperta dal padre «Da piccoli giravamo con il carro trainato da Ida. Pian piano ci siamo ampliati»
Il primo negozio era un carro trainato da un cavallo. La storia della “Biancheria abbigliamento Munarini” di Puianello comincia così. Dal biroccio, dal cavallo e dalla vendita casa per casa. Vendita casa per casa accompagnata da una «piccolissima rivendita sempre qui in via Taddei», qui al civico 2, qui a due passi dal centro della frazione adagiata lungo la statale 63. «Era il 1911», spiegano Silvana Munarini, 91 anni, e il fratello Natale, che di anni ne ha 89, dal bancone del negozio in cui ancora oggi, ogni giorno, lavorano assieme alla sorella Giuse e alla collaboratrice Clelia.
«Papà Eugenio ha avviato tutto. Nel 1913 si è sposato con mamma Irma Motti e, nel 1915, è partito per il fronte. Ci ha pensato mamma a portare avanti la rivendita. Eravamo 7 fratelli, tutti commercianti: qualcuno ha poi intrapreso altre attività commerciali».
UN SECOLO DI STORIA
Oltre un secolo trascorso sempre lì, a buttar l’occhio su una Puianello vivace e movimentata. Il negozio dei Munarini è conosciuto un po’ dappertutto qui intorno: in paese, certo, ma anche nei paesi e nelle frazioni distanti qualche chilometro. Da Pecorile ad Albinea. Da Roncolo alle Caselline. «Siamo cresciuti un passetto alla volta – dicono Silvana e Natale –. Crescendo man mano che il lavoro cresceva. Nei primi anni la gente faceva la fila in attesa che il negozio aprisse. Si vendevano tante stoffe per abiti da lavoro e biancheria per i corredi di figlie e figli prossimi alle nozze. I contadini, ad esempio, acquistavano la tela russa per realizzare pantaloni. Cose robuste, che dovevano durare».
Si sente profumo di stoffa e tessuti, quel profumo intenso che si trova spesso e volentieri solo in questi negozi. La targa affissa al muro ricorda i cent’anni dall’apertura. Arriva una cliente. «Mi fa vedere quella camicetta?» Clelia la accoglie col sorriso, così come Silvana e Natale. Che però continuano spediti nel racconto. Cucendo aneddoti del negozio ad aneddoti di vita. La radio passa un successo degli anni ’70. «Gli anni – raccontano – in cui anche noi abbiamo avuto il boom di lavoro. Erano cambiate le disponibilità economiche delle persone, era cambiato il modo di fare acquisti. Nel 1953, intanto, avevamo realizzato il primo ampliamento del negozio, separando abbigliamento e biancheria».
IL LAVORO A CREDITO
«Negli anni precedenti, dall’apertura ai primi anni dopo la seconda guerra mondiale, si lavorava molto a credito. La gente pagava quando riusciva. Ma ci si conosceva tutti, c’era grande fiducia e ci si dava una mano a vicenda. Il negozio era punto di riferimento, luogo dove ci si ritrovava anche solo per fare due chiacchiere. Mica come adesso che c’han sempre tutti da correre». Il negozio punto di riferimento. Così come la vendita a domicilio. «Mamma Irma a fare da commessa e papà Eugenio in giro a vendere». Cui il figlio Natale subentra negli anni. «Anche se ora è quasi impensabile immaginare di poter proseguire con la vendita porta a porta: la gente a casa non sta più. E pensare che i primi anni, quando ero bambinetto – dice Natale – giravamo col carro trainato dalla cavalla Ida. Era bravissima, mansueta. Come mio papà provava a salire sul carro, lei lo guardava e partiva. Lui si arrabbiava e noi si rideva».
E il futuro?
«Finché la salute regge, restiamo qui. Il negozio è una bella fetta della nostra vita». Fuori intanto ha iniziato a piovere, l’auto borbotta, sbuffa, e se ne va. Il giovanotto cammina a capo chino fissando il cellulare. E pensare. E pensare che il primo negozio dei Munarini era un cavallo... —
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