La metalmeccanica è in frenata: «Contratti a termine a rischio»
Reggio Emilia l'industria scivola verso la stagnazione: i “falchi” reggiani bocciano il decreto dignità Bordoni: «A Reggio il 36% delle imprese del settore cesserà i rapporti precari»
REGGIO EMILIA. «Dopo sette periodi consecutivi di crescita, il terzo trimestre chiude in stagnazione sia a livello locale che a livello regionale. Svanisce il progresso che anche la metalmeccanica reggiana aveva accumulato. E dal prossimo trimestre la situazione peggiorerà». Non la mette certo giù piano Sandro Bordoni alla sua prima uscita pubblica dopo l’elezione a capo del Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia, che rappresenta 410 aziende per un totale di 26.500 addetti. La sua sintesi è però rinsaldata dai dati dell’indagine congiunturale degli industriali, che a Reggio registrano nel terzo trimestre dell’anno una contrazione della produzione industriale del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, quando invece aveva registrato un forte tasso di crescita. Un’inversione a “u” che fa suonare ora l’allerta diretta anche al governo, che con il decreto dignità, dice Bordini, «mette in pericolo il 36% dei contratti a termine».
BATTUTA D’ARRESTO. La frenata della produzione è confermata dagli altri indicatori: fatturato 0,1%, ordinativi -6,8% con un calo del 6,3% sul fronte estero. Nella media invece i livelli occupazionali che mostrano un aumento del 3,3% rispetto all’analogo periodo del 2017. Le aspettative delle imprese metalmeccaniche sul quarto trimestre sono in peggioramento. «Visti gli ordini in arrivo la situazione non andrà meglio a fine anno - dice Bordoni, dg della Carpenfer - Non accadeva da tempo un rallentamento del genere e le previsioni per il 2019 confermano la frenata. Alcune aziende stanno tentando di ridurre l’impatto con forti azioni commerciali, soprattutto all’estero, dove il traino sembra ridurre la sua forza. Ma mediamente la riduzione sarà decisa. Bisogna intervenire per tempo prima che il prezzo della frenata si alzi».
LA SCURE SUI PRECARI. Per i capitani d’impresa reggiani, però, non si tratta di effetti solo contabili. I desiderata verso l’attuale governo sono molteplici e ad essere messo all’indice, per l’appesantimento di un quadro economico già in degrado, è il decreto dignità. A questo si aggiunge poi la guerra commerciale a suon di dazi in giro per il mondo e la partita aperta con l’Unione Europea. «Sappiamo a memoria che Reggio è una provincia esportatrice - dice il presidente della categoria - Abbiamo una predisposizione ad andare oltre frontiera ma la nostra preoccupazione riguarda gli investimenti. Siamo costretti ad alzare il piede dall’acceleratore se le previsioni peggiorano, altrimenti non saremo in grado di ripagarceli. Il mercato interno non è ripartito, i dazi fioccano e la Germania stessa comincia a dare dei colpi di tosse. Tutto il comparto europeo è in difficoltà. Se anche le aziende fortemente esportatrici segnano il passo potrebbero esserci dei problemi anche sul fronte del lavoro».
Le nostre imprese per il 96% hanno assunti con contratto indeterminato e il 40% dei lavoratori assunti a tempo indeterminato nelle nostre aziende «sono trasformazione di contratti flessibili: il decreto dignità ha introdotto rigidità eccessive». Il ricordo va quindi alla flessibilità in uscita del Jobs Act e similari. Ma Bordoni ne fa una questione di competitività per un settore che a Reggio occupa il 57% della forza lavoro dell’industria manifatturiera e contribuiscono al 61% dell’intero export provinciale. Negli ultimi mesi i giudizi degli imprenditori sono peggiorati per effetto dell’incertezza che porta a rallentare gli investimenti e per la debolezza della domanda mondiale. «Combattiamo con concorrenti nell’est Europa che hanno un costo del lavoro che è il terzo del nostro. C’è molta serietà nel mondo delle imprese e abbiamo creato tanta occupazione. Non possiamo irrigidirci». —
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