«Mia figlia venne costretta a rapporti sessuali»
Sotto processo l’ex convivente che si innervosisce in aula («Sento cose non vere») e viene ripreso dal giudice
REGGIO EMILIA. Una convivenza finita male dieci anni fa ed è pure una storia amara perché da quell’unione era nato un bimbo poi dato in affidamento dai servizi sociali ad una comunità.
Una vicenda che ha lasciato strascichi giudiziari – l’ex compagno è accusato di violenza sessuale, già prescritto invece il reato di maltrattamenti – ed una palpabile tensione fra i due come ieri si è notato in aula.
Con un po’ d’imbarazzo la madre della donna accusatrice ha rievocato – durante la sua testimonianza – che la «figlia era stata costretta a rapporti sessuali dall’allora compagno che la picchiava anche durante la gravidanza».
Il pm Piera Giannusa – in udienza – specifica che stiamo parlando di episodi collocabili fra settembre e la fine del 2008. «Sono state varie le volte che mia figlia mi aveva riferito di violenze sessuali subite, una volta era finita al pronto soccorso. Ricordo anche di un episodio in albergo, dove lui l’aveva seguita».
Parole che innervosiscono l’imputato, seduto accanto all’avvocato difensore Silvia Vallisneri. Lui commenta a più riprese le affermazioni della testimone e il pm Giannusa chiede l’intervento della Corte. «Sentire delle cose non vere, mi va il sangue alla testa» motiva l’ex compagno tanto dissenso. Il presidente Simone Medioli Devoto comunque lo riprende, dicendogli chiaramente che se continua così sarà costretto ad allontanarlo dall’aula. Il giudice gli spiega anche che potrà difendersi quando verrà interrogato. Parole del magistrato che riportano serenità in udienza. Viene poi sentita la ginecologa che ha seguito la gravidanza della donna allora sui vent’anni. «Inizialmente la coppia veniva insieme ai controlli e appariva motivata ad accudire il figlio che di lì a poco sarebbe nato. Poi ho notato dei lividi da presa sul braccio – racconta la professionista – che lei prima ha cercato di sminuire, ma pian piano si è confidata e sono spuntati i litigi frequenti, la gelosia eccessiva del partner, le minacce con un coltello, insomma una escalation violenta durante la gravidanza». Le fa eco l’assistente sociale che seguì il caso, su segnalazione della madre della giovane: «Le preoccupazioni della madre per la situazione che viveva la figlia con il compagno erano fondate: litigi, botte, maltrattamenti, le costrizioni a rapporti sessuali. Ad un certo punto sulla vicenda è partita la nostra segnalazione alla Procura minorile ed il bimbo è stato affidato ad una comunità». Si torna in aula a marzo. —
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