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Tecno, salta la trattativa adesso l’azienda va verso il concordato

M.P.

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GUALTIERI. Lunedì pomeriggio al ministero si è svolto l’ultimo atto del tavolo di crisi Tecno. Erano presenti i rappresentanti della Fiom Cgil e Fim Cisl, il commissario di concordato Silvio Facco, il sindaco di Gualtieri Renzo Bergamini, l'assessore regionale alle attività produttive Palma Costi insieme al funzionario Roberto Ferrari, l'amministratore delegato dell’azienda Antonio Di Tomaso e Younes Zareipour proprietario al 50% della Tecno. Assente invece il raprresentante Snw, Saner Serdar, il socio che detiene l'altra metà del pacchetto azionario.

Il tavolo di crisi però non ha prodotto l’esito sperato: tutte le manifestazioni d’interesse, compreso un fondo d’investimento spagnolo, sono andate in fumo. E dunque all’attuale titolare della Tecno non resta che puntare all’eventuale fallimento. Una mossa che la Fiom Cgil si aspettava fin dall’estate scorsa e che ora è stata confermata, e a pochi giorni dalle vacanze di Natale e dalla fine del 2018.

Delusione per il comportamento della Tecno è stata espressa dal sindaco di Gualtieri Bergamini: «Ho sempre avuto il sospetto che la proprietà avesse altri obiettivi. Ci sono interessi per far fallire la Tecno? A noi però interessa salvaguardare i 300 posti di lavoro». Al termine della riunione, sindacati e rappresentanti istituzionali hanno proposto al Mise di applicare la legge Prodi-Bis.

Si tratta di una procedura concorsuale applicabile a imprese dotate di almeno 200 dipendenti e afflitte da un rilevante indebitamento. Mira non a liquidare l’azienda, ma a recuperarne l’equilibrio economico e finanziario, mediante un programma di prosecuzione dell’attività che preveda la cessione dei complessi produttivi o un programma di ristrutturazione economico-finanziaria dell'impresa.

L'ammissione alla procedura avviene, tuttavia, solo dopo un periodo di osservazione, al termine del quale il tribunale decide se le prospettive di risanamento siano concrete; in caso contrario dichiara il fallimento. Se il tribunale apre la procedura, il governo nomina un commissario straordinario al quale è affidata la gestione dell'impresa. A lui spetta il compito di predisporre ed eseguire il programma. Il Mise esercita la vigilanza sulla procedura, ma il giudice riveste un ruolo rilevante per tutto il suo corso. —

M.P.

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