Di Legami sotto scorta e per le minacce indaga pure la Dda di Bologna
Il legale amministra beni milionari della cosca emiliana L’intimidazione giunta dopo la dura sentenza di Aemilia
Massima attenzione investigativa su quanto accaduto all’avvocato palermitano Rosario Di Legami, da tempo impegnato come amministratore giudiziario di beni sequestrati alle mafie non solo in Meridione (Sicilia e Calabria) ma anche al Nord nel contesto di Aemilia dove ha la gestione di 500 milioni di euro fra immobili ed aziende.
La busta con escrementi recapitata a Palermo nello studio dell’amministratore giudiziario è stata da subito recepita come una minaccia al legale che ora è sotto scorta. Una precauzione che si lega anche con le indagini partite sulla delicata vicenda e che coinvolgono le Dda di Bologna, Catanzaro e Palermo.
LE INDAGINI
Perché questa triangolazione? Gli inquirenti stanno cercando di capire quale possa essere l’origine della lettera intimidatoria e scavanosull’attività a vasto raggio dell’avvocato. La tempistica dell’invio della lettera radica sospetti sulla ’ndrangheta emiliana, perché giunta a ridosso non solo della storica sentenza di primo grado che ha previsto ingentissime confische di beni al clan, ma anche del clamoroso sequestro con ostaggi durato otto ore, alle Poste di Pieve, messo in atto il 5 novembre da Francesco Amato.
clan emiliano
Avvenimenti che potrebbero legarsi ad una reazione della cosca pesantemente bastonata a livello di condanne (oltre 1.200 anni di carcere complessivi per 125 dei 148 imputati) e di patrimoni milionari sottratti agli affiliati. E in questo solco va inserita anche la decisione di innalzare le misure di tutela personale dell’intero collegio giudicante di Aemilia, compresa la presidente del tribunale, Cristina Beretti, già finita sotto scorta per le minacce di cui sono accusati don Ercole Artoni e Aldo Ruffini. Un crescendo di tensione che si “legge” anche nel tribunale divenuto zona rossa: il questore Antonio Sbordone, responsabile della pubblica sicurezza, ha infatti disposto un innalzamento del dispositivo di controllo attraverso la presenza anche di pattuglie di polizia e carabinieri e la cancellazione di stalli attorno al palazzo di giustizia.
Reazione ’ndranghetista che potrebbe aver messo nel mirino Di Legami: l’amministratore giudiziario ha testimoniato a Reggio Emilia nei due procedimenti principali (al maxiprocesso Aemilia nel marzo 2017 e più di recente ad Aemilia bis) e da tempo si occupa del maxi sequestro di beni alla cosca emiliana autonoma in contatto con i Grande Aracri di Cutro. Non vengono però escluse altre piste. Una porta in Sicilia, perché Di Legami coordina la gestione dei 120 milioni di beni sequestrati all’imprenditore Calogero Romano di Recalmuto (Agrigento) che godrebbe degli appoggi di Cosa Nostra.
Ma si indaga anche in Calabria perché l’avvocato palermitano è stato nominato – dal prefetto di Vibo Valentia e dall’agenzia anticorruzione di Cantone – commissario per la gestione di tre centri di accoglienza che si occupano di 700 migranti. —
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