«Posti di lavoro a rischio più dei contratti a termine»
Barilli, segretario provinciale Nidil-Cgil, sull’analisi dei falchi di Unindustria Reggio «Alla scadenza dei rapporti a tempo i lavoratori vengono rimpiazzati con altri»
Fuori uno avanti un altro. «Non sono a rischio i contratti a termine, lo è il posto di lavoro, perché alla scadenza i contatti temporanei non vengono rinnovati e il lavoratore viene sostituito da un altro. Il lavoratore è diventato una merce di scambio e il lavoro e la professionalità non hanno alcun valore». Marco Barilli, segretario provinciale Nidil–Cgil (Nuove identità di lavoro), il sindacato che segue in particolare le agenzie di somministrazione di lavoro, nel replicare alle affermazioni di Unindustria sul rischio cessazione dei rapporti precari, fa una premessa: «Non entro nel merito rispetto all’analisi degli industriali, che affermano che ci troviamo a fare i conti con un rallentamento generale dell’economia. Vedo però che molte aziende continuano ad assumere lavoratori in somministrazione. Non è vero che contratti a termine sono a rischio. Il problema è la sostituzione dei lavoratori nelle aziende».
IL DECRETO
Barilli poi entra nel merito del decreto Dignità del governo gialloverde, che lo convince solo in parte: «Prima del decreto le aziende avevano la possibilità di trasferire i lavoratori con contratto a tempo determinato o di somministrazione da un contratto all’altro cambiando, solo la forma. Accadeva che assumessero un lavoratore come dipendente diretto dell’azienda a tempo determinato per il limite massimo di 36 mesi, per poi continuare con un’assunzione a tempo determinato attraverso un’agenzia di lavoro in somministrazione e per periodi anche molto lunghi. Adesso invece con il decreto Dignità viene fissato un limite massimo di 24 mesi di lavoro con una stessa azienda indipendentemente dalla forma contrattuale utilizzata. E questo è fatto positivo».
I RISCHI
Ma ci sono anche dei rischi per il sindacato. «Il timore è che le aziende arrivino al limite massimo dei 24 mesi o si fermino qualche mese prima e poi sostituiscono il lavoratore con un altro che svolga stesse mansioni. Per questo ai fini statistici l’Istat non certificherà mai che ci saranno licenziamenti, ma diranno che sono in aumento nuovi contratti e nuovi assunti. Non è così, sono solo sostituzioni per lo stesso posto di lavoro».
LE CAUSALI
Poi c’è il problema della causale. «Il decreto Dignità – continua il segretario Nidil – reintroduce una norma cancellata nel 2014 che prevedeva che l’azienda dovesse motivare le ragioni tecniche o organizzative per avviare un contratto a termine, una misura che è servita per dar mano libera alle imprese. Ci sono stati casi in cui un lavoratore è stato assunto attraverso la stessa agenzia per periodi superiori anche a tre anni. Poi di fronte a un infortunio o a un problema di salute, il contratto non è stato rinnovato».
i diritti
Sullo sfondo resta il problema dei diritti. «I lavoratori a tempo determinato – conclude – spesso sono inquadrati in una categoria inferiore rispetto alle mansioni svolte in azienda. E se qualcuno protesta o di fronte a una vertenza, il contratto non viene rinnovato. Che il decreto Dignità reintroduca almeno in parte le causali per le assunzioni è un fatto positivo, ma resta il dato di fatto che a questi lavoratori manca una tutela contrattuale e il rischio di un forte turn over è altissimo». —
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