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il processo 

Agente del carcere condannato Investì e uccise un’insegnante

T.S.
Agente del carcere condannato Investì e uccise un’insegnante

Il 53enne confessa e la pena è ridotta perché la ciclista era poco visibile di notte In aula non c’erano né l’imputato né i parenti della vittima, già risarciti

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REGGIO EMILIA. Condannato a due anni di reclusione l’agente 53enne della polizia penitenziaria Salvatore Baldinu che la notte dell’8 aprile 2017, al volante della sua auto, ha travolto e ucciso l’insegnante di tedesco coetanea Luzia Klein mentre rincasava in bicicletta percorrendo via Teggi, a Codemondo. Sbalzata a quindici metri di distanza per poi ricadere nel fossato: Luzia era morta all’istante.

L’UDIENZA PRELIMINARE

Davanti al gup Giovanni Ghini il 53enne è stato giudicato con rito abbreviato. Pesante l’accusa: omicidio stradale aggravato dalla fuga. Un’udienza preliminare senza tensioni, in quanto non si è costituita la famiglia della vittima: tutelati dall’avvocato Mauro Intagliata, i familiari (marito e tre figli, nonché due sorelle che vivono in Germania ed un fratello che risiede in Australia) sono stati infatti già risarciti dalla compagnia assicurativa dell’automobilista. Due le mosse dell’avvocato difensore Federico De Belvis che subito da depositato la completa confessione del suo assistito (non presente in aula), inoltre nell’arringa ha evidenziato come la vittima quella tragica notte indossasse uno zaino sopra il giubbotto catarifrangente, quindi ha concorso a causare l’incidente. Una strategia difensiva che ha fatto breccia nel convincimento del gup Ghini che ha riconosciuto le attenuanti generiche per la confessione e l’ulteriore riduzione della pena perché l’evento mortale non è dipeso solo da Baldinu. Il pm Giacomo Forte aveva chiesto 3 anni di carcere. Assistito dall’avvocato difensore De Belvis, il poliziotto si era costituito solo due giorni dopo l’incidente mortale e al comando della polizia municipale aveva detto di non aver capito che cosa avesse urtato e ipotizzato in un secondo momento che si trattasse di un capriolo quando aveva visto i danni alla sua auto.

L’INCIDENTE MORTALE

Un testimone dell’incidente aveva riferito agli inquirenti che l’automobilista si era fermato – quella notte, dopo lo schianto – cento metri più avanti, senza scendere, e poi era ripartito. Poi le indagini hanno detto altre cose. Gli accertamenti sui campioni di sangue ed urine del 53enne non hanno evidenziato nulla di particolare sul suo stato psicofisico (anche se va detto che sono stati effettuati solo due giorni dopo il tragico incidente), inoltre gli esiti dell’autopsia e i rilievi sull’auto dell’indagato sono risultati compatibili con la ricostruzione dell’incidente fatta dalla Municipale. L’insegnante indossava quella notte un giubbotto catarifrangente ma aveva con sè pure uno zaino: in quel modo – ha deciso ora il giudice – la donna in bici potesse o meno essere visibile lungo la strada sarà sicuramente un aspetto delicato al centro del processo. Luzia Klein era insegnante di tedesco al “Russell” di Guastalla, medico omeopata e madre di famiglia: la sua tragica fine, complice un pirata della strada, aveva innescato fior di polemiche sulla sicurezza delle nostre strade.

T.S.

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